Dopo una decina di giorni, da quando il Riformista ha gettato in piccionaia il sasso chiamato “5 Stellopoli”, finalmente arriva sulla notizia anche il Fatto Quotidiano. Con un lungo articolo firmato da Salvatore Cannavò, che non fa parte della squadra di giudiziaria del quotidiano (squadra folta e piuttosto esperta) ma della direzione politica. Una specie di commissario, credo. Il quale scrive un lungo articolo per mettere nero su bianco alcune piccole precisazioni. Un incontro che sarebbe avvenuto in una data diversa da quella indicata dal Riformista, qualche virgola sbagliata qua e là… Però nella sostanza conferma tutto.

C’è stato il versamento ingente di denaro dalla multinazionale del tabacco (Philip Morris) alla Casaleggio, c’è stato il voto dei 5 Stelle che ha favorito la multinazionale, c’è indiscutibilmente il legame politico tra Casaleggio e 5 Stelle. Cannavò – a parzialissima discolpa del partito di Di Maio – racconta di alcune resistenze che ci furono dentro il partito. Come quella della ministra Grillo. La notizia della resistenza della Grillo alla Philip Morris, probabilmente, l’ha ripresa da un ampio articolo del Riformista di qualche giorno fa. Non ha precisato, però, che dopo quella resistenza alle pressioni pro-Philip Morris, la Grillo fu allontanata dal ministero.

Il Fatto però sostiene che c’è qualcosa che non va nell’inchiesta del Riformista: la fonte. Si interessa, il giornale di Travaglio (e lo fa anche Repubblica, non so se in una coincidenza del tutto casuale) alla fonte che ci ha fornito le notizie. Sarebbe -secondo loro – la Bat, lobby concorrente con la lobby di Philip Morris. È una tesi che era stata già diffusa ampiamente, nei giorni scorsi, proprio dalla Philip Morris. Bene, vogliamo dirvi che invece la fonte dalla quale siamo partiti, è stata esattamente il Fatto Quotidiano. Che un po’ più di un anno fa aveva iniziato a segnalare gli strani legami tra Casaleggio e Philip Morris, ma poi, inspiegabilmente, si era fermato.

In genere, il Fatto, quando inizia una campagna non ti molla. È una sua caratteristica la tenacia. Su Philip Morris, invece, dopo pochi giorni, lasciò cadere tutto. Ci siamo stupiti un po’ e siamo ripartiti da lì. Trovando i riscontri, le date, le cifre esatte. E verificando la coincidenza tra versamenti pro-Casaleggio e voto in Parlamento pro-Philip Morris. E così abbiamo deciso di rilanciare la notizia. La quale ci dice che i 5 stelle sono un rispettabilissimo partito di governo, che in parte però fa dipendere le sue scelte non da grandi ideali ma dagli interessi delle multinazionali.

Niente di illecito, almeno finché non dovesse finire nelle mani di qualche Pm, per esempio, di Firenze, quelli che vedono corruzione ovunque. Sarebbe magari opportuno, da ora in poi, che i 5 Stelle (e il Fatto) la smettessero di rompere le palle a tutti i partiti che non sono i 5 Stelle con il conflitto di interessi e roba simile. Tenendo conto che questo giochino con Philip Morris è costato allo Stato un bel po’ di soldini. Tra i 250 e i 500 milioni di tasse non incassate. Pensate: cinque o dieci volte di più dei soldi risparmiati col taglio dei senatori!