Protocolli di sicurezza poco dinamici e dipendenti in smart-working. Senza dimenticare la cronica carenza di personale, aule e attrezzature per lo svolgimento delle udienze. Così non solo a Napoli, ma anche nelle altre sedi giudiziarie comprese nel distretto di Corte d’appello partenopeo la giustizia è sempre più impantanata. Un esempio? Il Tribunale di Torre Annunziata dove l’impasse provocata dal Coronavirus rischia di far slittare di diversi mesi processi importanti come quello per il crollo di Rampa Nunziante e quello che vede imputato il boss Francesco Casillo. A lanciare l’allarme è l’Aiga, l’associazione dei giovani avvocati, secondo la quale le udienze attualmente celebrate nella sede giudiziaria oplontina sono troppo poche. L’emergenza sanitaria, in effetti, ha fortemente rallentato lo svolgimento dei processi.

La legge prevede che ciascun tribunale rediga un protocollo per disciplinare l’accesso alle aule e consentire la celebrazione delle udienze in totale sicurezza. “Ma gli avvocati lavorano in più sedi giudiziarie e, di conseguenza, incontrano non poche difficoltà nell’adattarsi ai vari protocolli – spiega Santolo Sorrentino, presidente dell’Aiga – Così il lavoro è inevitabilmente rallentato, con ripercussioni negative sul lavoro degli uffici e sui cittadini che si affidano alla magistratura”. Il quadro è chiaro: personale al lavoro da casa, riduzione delle attività svolte in presenza, udienze destinate a essere rinviate a fine 2020 o addirittura al 2021. È il caso del processo sul crollo dello stabile di quattro piani a Torre Annunziata che, nell’estate del 2017, costò la vita a otto persone: l’aula Siani, la più grande tra quelle presenti all’interno del tribunale oplontino, potrà contenere al massimo 20 persone che sono ben poche rispetto alla folla di avvocati, magistrati, imputati, familiari, giornalisti e curiosi che solitamente si accalcano in quegli stessi spazi.

La prossima udienza è in programma il 10 giugno, ma già si parla di un rinvio al prossimo autunno. Stesso discorso per il processo che vede tra gli imputati il boss del Piano Napoli di Boscoreale, Francesco Casillo: dopo alcuni rinvii legati a eventi eccezionali, bisognerà attendere ottobre per rivedere in aula Casillo che, nel frattempo, è uscito dall’istituto dove era recluso beneficiando della norma che prevede la scarcerazione per i soggetti chiamati a scontare non più di un anno e mezzo di pena.