Prese decisioni che andavano ben oltre i suoi poteri perché temeva che un crollo psicologico del presidente portasse quest’ultimo a compiere gesti ‘folli’, come un attacco militare ingiustificato o addirittura l’uso di armi nucleari.

Sono le incredibili rivelazioni contenute nell’ultimo libro di Bob Woodward, il celebre giornalista che assieme al collega Carl Bernstein fece emergere lo scandalo Watergate, costringendo l’allora presidente degli Stati Uniti Richard Nixon alle dimissioni.

In ‘Peril’ (pericolo, ndr), scritto da Woodward assieme al report del Washington Post Robert Acosta, vi sono vere e proprio ‘bombe’ su Donald Trump. È ovviamente lui il presidente contro cui intervenne il Capo di Stato Maggiore Mark Milley, la maggiore autorità militare Usa, quando temette che il presidente in preda alla furia per la sconfitta elettorale con Joe Biden potesse compiere un gesto folle.

Woodward, 78 anni, scrive che Milley chiamò segretamente e in due occasioni il suo omologo cinese, il generale Li Zuocheng, per rassicurarlo sull’eventualità di attacchi americani contro il gigante asiatico. Telefonata arrivate il 30 ottobre, quindi a 4 giorni dalle elezioni, e l’8 gennaio, ovvero due giorni dopo l’insurrezione a Capitol Hill, incitata di fatto dallo stesso Donald Trump.

Non solo. Il Capo di Stato Maggiore parlò anche col capo della Cia e con quello della National Security per chiedere massima sorveglianza nei confronti di Trump e accertarsi che non sarebbero stati accettati ordini riguardanti l’utilizzo dell’arsenale nucleare statunitense.

Le rivelazioni contenute nel libro di Woodward e Acosta stanno provocando un polverone politico negli Stati Uniti. I Repubblicani, spalleggiati in questo dai media conservatori, in particolare Fox News, hanno chiesto il licenziamento con disonore nei confronti di Milley. Dall’altra parte la sinistra ha difeso la sua scelta, finora non smentita, sostenendo che di fronte allo scenario in cui stava precipitando il Paese, con la rivolta di Capitol Hill, quella del Capo di Stato Maggiore fosse l’unica mossa da compiere per evitare una crisi militare o, peggio, nucleare.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia