Tutto come previsto. Sull’operato di Confindustria Napoli cala il silenzio. Nessuno dice niente. E poco importa se ci sono accordi segreti e vicende poco chiare. Si va avanti: viene formalizzata la candidatura di Costanzo Jannotti Pecci a presidente degli industriali napoletani (è l’unico candidato, benché l’elezione formale ci sarà a maggio, possiamo dire che è già il numero di uno di Palazzo Partanna). Nel frattempo, il presidente di Confindustria nazionale Carlo Bonomi si reca a Salerno per parlare del Pnrr (argomento importante, ci mancherebbe altro) ma sul “caso Napoli” neanche una parola. Silenzio. In effetti, non dovrebbe tanto parlare lui ma i probiviri e gli organi preposti al controllo del rispetto dello statuto. Ma nulla. E i giornali assecondano, nessuno chiede, nessuno fa domande, nessuno si indigna.

A Napoli si spartiscono le cariche, firmano accordi davanti a un notaio, si dimettono, litigano, rilasciano interviste ai giornali, salvo poi accusarli di voler portare in piazza le loro beghe, ma è tutto normale. Tace il presidente di Confindustria Campania, gli associati, tacciono tutti: i protagonisti e i coprotagonisti della storia. Che c’è di strano? Perché parlare di una comunità economica che ha perso il senso dell’associazione e, cosa ancora più grave, ha perso di vista il suo obiettivo? Ricordiamo che l’Unione Industriali di Napoli nasce, riporto testualmente lo statuto ufficiale, per promuovere la crescita delle imprese e lo sviluppo economico del territorio. E questo va fatto con la massima trasparenza, imparzialità, integrità morale da parte degli associati. Tutto il contrario di quanto avvenuto da qualche mese a questa parte. Dimissioni, litigi e per ultimo un accordo segreto spuntato solo ora e di cui solo il nostro giornale ha scritto.

Ricordiamo per chi legge oggi che il Riformista non è entrato in possesso del documento recante la firma dei due gruppi che si erano messi d’accordo (gruppo A, composto da Ambrogio Prezioso, Vito Grassi e Paolo Bencivenga, e gruppo B, composto, invece, da Antonio D’Amato, Luigi Salvadori e Giancarlo Carriero. Sono i protagonisti stessi a essersi divisi in due gruppi, un po’ come a ruba bandiera). Perché la scrittura privata, a quanto pare, non è stata registrata ma solo affidata al notaio che la custodisce e che può rilasciarla solo se richiesta da tutti i firmatari. Nel frattempo, mentre aspettiamo la primavera e venti migliori, Jannotti Pecci è praticamente il presidente degli industriali napoletani. L’hanno scelto praticamente all’unanimità, fa un po’ sorridere la nota con il quale hanno comunicato la notizia: “Un messaggio di compattezza e unitarietà, un esito che suggella il nuovo corso dell’Unione, avviato con la conduzione equilibrata sul piano della politica associativa, innovativa e partecipata, oltre che efficiente sotto il profilo gestionale, del presidente Maurizio Manfellotto”. Compattezza e unitarietà, lasciamoci alle spalle accordi segreti, dimissioni, tradimenti, espulsioni e ricorsi. Ma sì, guardiamo avanti…

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.