E due! Dopo la dannunziana Sogno Italia – 10 Volte meglio!, nel gruppo misto della Camera dei deputati si è costituita un’altra componente politica formata anche in questo caso da tre deputati eletti per il M5s: Popolo Protagonista – Alternativa Popolare. L’ennesimo segnale dello smottamento del gruppo pentastellato alla Camera (da inizio legislatura 19 deputati in meno; 24 includendo i 5 eletti che non vi si sono iscritti)? Certo. Espressione della libertà di mandato del parlamentare che non è obbligato a far parte del gruppo parlamentare del partito per cui è stato eletto? Anche. Ma stavolta forse c’è qualcosa in più.

Innanzitutto, è bene precisare che solo il presidente della Camera può autorizzare la costituzione di una componente politica nel gruppo misto formata da meno di dieci deputati, purché in almeno tre «rappresentino un partito o movimento politico, la cui esistenza, alla data di svolgimento delle elezioni per la Camera dei deputati, risulti in forza di elementi certi e inequivoci, e che abbia presentato, anche congiuntamente con altri, liste di candidati ovvero candidature nei collegi uninominali» (art. 14.5 reg. Camera). La disposizione, dunque, sembrerebbe chiara: i deputati che non hanno i numeri per formare un gruppo parlamentare (20) o una componente politica del misto (10) possono comunque costituirne una se, in almeno tre, rappresentano una forza politica presentatasi alle ultime elezioni politiche.

Com’è possibile allora che deputati eletti nel M5s possano costituire una componente politica che porta la denominazione di un altro partito? È possibile perché i deputati transfughi “sfruttano” la denominazione di un partito presentatosi alle elezioni (previo consenso del suo titolare), come per l’appunto accaduto nel caso di 10 Volte Meglio o Alternativa popolare; queste, a loro volta, pur non avendo ottenuto eletti, in tal modo riescono ad avere rappresentanza parlamentare. Così una disposizione nata per dare espressione parlamentare a forze politiche che comunque avevano ottenuto eletti viene utilizzata da chi non ne ha ottenuti per essere presente alla Camera. È uno stratagemma win-win perché, grazie a tali club parlamentari, privi di consacrazione politico-elettorale, i deputati, anziché isolati nel gruppo misto, riescono ad acquisire visibilità politica e rilievo parlamentare (grazie ai tempi di discussione loro riservati). Lo stesso si può dire per la forza politica rimasta fuori dalla Camera, però con un’aggiunta, di natura finanziaria.

Ciascuna componente, infatti, è destinataria pro quota delle dotazioni e dei contributi assegnati ogni anno dalla Camera al gruppo misto (art. 15.3 R.C.). Inoltre le forze politiche che fanno riferimento a una componente politica possono subito accedere al finanziamento privato fiscalmente agevolato e alla ripartizione annuale delle risorse derivanti dalla destinazione volontaria del 2 per mille dell’Irpef. Non pare casuale, in tal senso, che la componente politica Dieci Volte Meglio si è costituita il 18 aprile 2019 ed è stata dichiarata cessata il 18 dicembre 2019, cioè esattamente 20 giorni dopo aver ottenuto (il 27 novembre) quell’iscrizione nel Registro dei partiti politici che gli consente di accedere di per sé, e quindi anche se non costituita in componente politica, al suddetto finanziamento indiretto. Insomma: la costituzione di una componente politica permette subito di accedere a tale finanziamento nelle more della registrazione del partito.

Peraltro, il caso di 10 Volte Meglio assume profili inquietanti perché il suo Presidente e legale rappresentante che ha revocato il consenso a essere rappresentato dalla corrispondente componente politica sembra (aspettiamo da 4 mesi conferma dalla Presidenza della Camera) non essere uno dei tre deputati ex grillini (Benedetti, Caiata e Vitiello) che ne facevano parte. Se così fosse, saremmo di fronte al primo caso in cui un organo parlamentare nasce e muore per decisione di un soggetto non parlamentare.

Per evitare una volta e per tutte simili sotterfugi, ai più ignoti ma che, francamente, non sembra facciano onore alla Camera dei deputati, basterebbe interpretare il citato art. 14.5 R.C. nel suo senso originario e pregnante, di modo che, per costituire una componente politica in seno al gruppo misto della Camera, gli almeno tre deputati richiesti debbano essere stati eletti nelle liste o nei collegi uninominali di un partito o movimento politico presentatosi alle elezioni politiche per la Camera. Perché in democrazia – e come dal 2017 sancito nel regolamento del Senato – i gruppi politici parlamentari devono corrispondere ai partiti che hanno ottenuto seggi e non a partiti (personali) nati per iniziativa di deputati, che non si sono mai presentati dinanzi agli elettori o che, quando l’hanno fatto, non hanno ottenuto nemmeno un eletto. Presidente Fico, a lei decidere.