«La democrazia non può essere sospesa soprattutto nel mezzo di una crisi tanto drammatica. Come legislatori abbiamo i mezzi, la possibilità e il dovere di essere utili». Era il marzo del 2020, la pandemia aveva appena rovesciato le certezze della nostra vita e queste sono state le parole di David Sassoli. Parole e poi i fatti. Grazie al compianto presidente del Parlamento europeo, la quarantena e le necessarie misure di contenimento e distanziamento sociale non sono state un ostacolo al lavoro degli europarlamentari, degli assistenti e dei funzionari dell’assemblea.

Le tecnologie si sono rivelate il miglior alleato della democrazia e hanno permesso, ad esempio, a noi parlamentari di votare anche da remoto tutte le misure messe in campo sia per fronteggiare l’emergenza Covid 19 sia per far diventare realtà il Green Deal e l’approvazione del bilancio comunitario senza dimenticare la supervisione delle attività della Commissione Europea. Il Covid non ha fermato né azzoppato la democrazia. Già da fine marzo del 2020 fino alla fine dell’anno le assemblee plenarie dell’Europarlamento si sono tenute in forma “ibrida”, ossia con la possibilità di voto sia in presenza che da remoto. Vi sono stati dibattiti, voto di emendamenti, voto di risoluzioni finali e anche, nei casi previsti dal regolamento, anche decisioni con voto segreto (in totale più di 1.500 voti). E così si è proceduto anche nel corso del 2021. A livello tecnico è stato sviluppato un sistema di voto sicuro, efficiente, capace di garantire costanti verifiche, trasparenza e, quando previsto, segretezza del voto.

Questa autentica “rivoluzione” è uno dei lasciti importanti di David Sassoli, il quale in soli due anni è riuscito a dare nuova linfa all’Europarlamento riuscendo a sposare insieme diritti, democrazia e tecnologia. Martedì 18 febbraio e nei giorni successivi, ad esempio, gli Europarlamentari si troveranno ad eleggere, per la prima volta nella storia, il proprio Presidente, i vicepresidenti e i Questori con modalità “ibrida” e i servizi tecnici del Parlamento hanno assicurato, che non vi saranno problemi e sarà garantita non solo la libertà di voto ma anche la segretezza, come del resto è avvenuto in questi due anni. Un esempio di “democrazia digitale” subito fatto proprio dal “tempio” della democrazia parlamentare. L’Inghilterra è uscita dall’Unione Europea e, in parte, già la rimpiange; la Camera dei Comuni inglese già il 22 aprile del 2020 si è riunita per la prima volta in modalità virtuale per un question time.

Se paragoniamo tutto questo al dibattito ora in corso per l’elezione del prossimo presidente della Repubblica, sembra di tornare indietro di decenni, quando invece bisogna guardare avanti. Solo a fine dicembre si segnalavano 30 parlamentari colpiti da Covid o in quarantena e in questi giorni le cronache riportano le continue riunioni tra i Questori della Camera dei Deputati chiamati a garantire al meglio l’espressione di voto da parte di tutti i parlamentari e i rappresentanti delle Regioni con le necessarie regole di prudenza sanitaria e distanziamento. Pur nel rispetto di quanto previsto dalla Carta Costituzionale – anzi, soprattutto per questo – è necessario porre la questione se sia più importante l’ostinata difesa della “liturgia” – il voto in Aula – oppure la necessità di trovare nella tecnologia quel valido alleato come, con successo, è stato fatto a Bruxelles e Strasburgo. E, se si legge la discussione che vi è stata all’interno dell’Assemblea Costituente è ben difficile trovare problemi costituzionali per il voto a distanza per l’elezione del futuro Capo dello Stato, anche perché in caso contrario si finirebbe per impedire voti a chi ne ha diritto e in questo modo il Covid finirebbe per essere determinante per l’elezione della più alta carica dello Stato.

È evidente la priorità che vi sia segretezza, privacy e libertà di voto senza interferenze esterne ma, in presenza di eventi straordinari e di uno stato d’emergenza riconosciuto a livello istituzionale, bisogna avere la capacità di trovare soluzioni straordinarie. Adeguare i sistemi parlamentari alle necessità del nuovo tempo, vista l’incertezza che abbiamo davanti e che non sappiamo quanto durerà, rischia di diventare non solo utile, ma necessario. Nessuno si augura una società orwelliana o una perdita della centralità dello scambio di opinioni tra persone fisiche, in luoghi comuni, alla base dell’attività legislativa, ma non si può neppure consentire che le modalità di esercizio della vita parlamentare rimangano per sempre identiche a quelle che regolavano le Camere addirittura nel Regno d’Italia. Il sistema ‘ibrido’ che sta funzionando al Parlamento Europeo, e non solo in quella sede, può essere una soluzione efficace anche nei parlamenti nazionali proprio al fine di rispettare la sostanza della democrazia e per garantire la partecipazione al voto di chi ne ha diritto. Quando scrissero la nostra bellissima Carta Fondamentale i costituenti non potevano certo immaginare come la tecnologia avrebbe cambiato il mondo.