Il congresso di fatto non potrà esserci, da statuto l’elezione del nuovo segretario sarà tra due anni, ma nel Partito Democratico è già iniziata la resa dei conti, che sarà lunga e dura. La segreteria di Nicola Zingaretti è finita sotto esame per la gestione fallimentare della crisi di governo innescata dalle dimissioni dei ministri di Italia Viva, ma non solo: l’opposizione interna al governatore del Lazio rinfaccia a ‘Zinga’ anche l’aut aut su Giuseppe Conte, un diktat rapidamente scomparso sull’altare del sì al governo di “alto profilo” messo in piedi dal presidente Sergio Mattarella e affidato a Mario Draghi.

A intestarsi la battaglia interna contro Zingaretti c’è Stefano Bonaccini, che come il segretario guida una Regione, l’Emilia Romagna. Alle spalle di Bonaccini, dicono i maligni, ci sono gli (ex?) renziani di Base Riformista, la corrente che più di tutte sta lavorando sotto traccia per dare l’avviso di sfratto al segretario.

Il tentativo di Bonaccini di dare l’assalto alla poltrona di Zingaretti viene vista anche come un attacco ad un Partito Democratico che negli ultimi anni è diventato sempre più “romanocentrico”: impossibile non vedere in questo il ruolo di eminenza grigia di Goffredo Bettini, l’uomo ombra di Zingaretti che dallo scranno di europarlamentare Dem ha mossa i fili del Pd e lo ha appiattito nella difesa ad oltranza di Giuseppe Conte e degli alleati del Movimento 5 Stelle.

Bonaccini, dall’altra parte, sarebbe la “rivincita” della parte “nordista” del Pd, anche alla luce dell’aperto sostegno nei confronti del governatore da parte dei sindaci di Milano e Bergamo, Beppe Sala e Giorgio Gori, ma anche quello di Firenze Dario Nardella.

Un clima di crescente tensione che si può leggere dalle dichiarazioni rese a Repubblica nei giorni scorsi da Stefano Vaccari, responsabile organizzazione del Pd nazionale e uomo di fiducia di Zingaretti: “Se il problema è la leadership del Pd si abbia il coraggio dirlo, e il giorno dopo, non appena il paese sarà in salvo, si apre il congresso”. Dall’altra parte della barricata Bonaccini sta tentando in queste ore di ammorbidire la sua posizione: “Credo che il Pd e Zingaretti abbiano fatto bene a fare di tutto per provare a ripartire con un Conte-ter, mantenendo un perimetro di centrosinistra e allargandolo. Non è stato possibile per la mancanza di numeri in Parlamento”, ha detto ai microfoni di Rainews24 per spegnere le polemiche interne.