Continua il tira e molla sulle restrizioni del periodo natalizio. Seguendo l’esempio degli altri paesi Ue vanno inasprite ma per il Cts deve essere il governo a prendersi la responsabilità di decidere come e quando. Il Comitato tecnico scientifico, a maggioranza, non ci sta a sobbarcarsi il peso di una scelta che resta ‘politica’ e nelle indicazioni, inviate all’esecutivo di Giuseppe Conte dopo una lunga riunione, altro non fa che confermare il già detto: bisogna seguire la linea del rigore perché il livello dei contagi e il numero dei morti è ancora troppo alto per abbassare la guardia.

Non ci sono quindi suggerimenti sul colore che l’Italia avrà per festeggiare il Natale o il Capodanno, sottolineando però che le regole che caratterizzano le zone gialle – situazione in cui si ritroverà tutta la penisola già da domenica 20 dicembre – non bastano a contenere prima di tutto gli effetti dello shopping natalizio – le cui immagini dell’ultimo week end hanno messo in allerta – e poi le incontrollate reunion familiari, considerate una delle fonti primarie di contagio.

Il ragionamento è quello che il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, ha espresso in chiaro: “Nessuno è affetto da sadismo, ma se tante persone si incontrano in luoghi chiusi quelli diventano i contesti in cui il virus corre di più”. Insomma sono i luoghi al chiuso, dove si abbassa la mascherina, a destare la preoccupazione degli scienziati, e sono quelli su cui si ‘raccomanda’ di non abbassare la guardia. “Con l’Italia in zona gialla il pericolo non sarà scampato”, avverte il direttore generale.

Chiara invece l’indicazione sugli assembramenti all’aperto, su cui il Cts ha confermato la necessità di un più capillare controllo nei giorni di Natale e Capodanno. La linea nel comitato però non è pienamente condivisa e mentre si concorda sull’inasprimento delle regole, ben tre componenti decidono di non firmare il testo perché in dissenso con la volontà della maggioranza di non indicare misure specifiche da proporre all’esecutivo. Non a caso è proprio Rezza a sostenere la linea del maggior rigore: “Se non si prende alcun provvedimento alla fine saremo costretti a fare il lockdown generale, che è quello che si vuole evitare”.

La palla adesso passa al governo che, diviso anch’esso tra rigoristi e aperturisti, dovrà trovare la quadra. La certezza, forse l’unica, è che gli italiani non dovranno seguire le regole più soft dello scenario giallo e che i giorni cerchiati – non a caso- in rosso saranno quelli del 25 e 26 dicembre e del primo gennaio. L’ipotesi più accreditata è quella che si decida per un ‘misto’: i prefestivi con misure con un indice di criticità arancione e i festivi con rischio di criticità massimo. Una via di mezzo che dovrebbe mettere d’accordo le due anime dell’esecutivo.

In programma una riunione con le regioni, durante la quale sarà presentata e discussa la proposta. Che dovrebbe portare alla fine a un nuovo decreto legge Natale con le misure ad hoc per tutto il periodo delle festività. Sempre domani è atteso nell’aula del Senato il voto sulla mozione a firma Pd-Autonomie che chiede la possibilità di spostamento tra comuni al di sotto del 10mila abitanti nei giorni di festa. Documento che non ha trovato la condivisione dell’intera maggioranza e che anzi ha visto Italia viva presentarne uno proprio.

Fonte: LaPresse

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