«Lasciare il Paese è difficilissimo, si attendono milioni di profughi. Sono milioni anche i bambini che rischiano la vita, in pochi giorni sono state bombardate e distrutte già 800 scuole». A fornire informazioni su ciò che sta accadendo in Ucraina in queste ore è Emilia Narciso, presidente Unicef Campania.

In questi giorni così drammatici, quali informazioni le arrivano dall’Ucraina, dalle città più colpite dall’invasione russa dove ci sono i membri dell’Unicef?
«La situazione è veramente drammatica. Molte famiglie sono al freddo e i beni di prima necessità iniziano a scarseggiare. L’avvio delle operazioni militari del 24 febbraio pone in immediato rischio di vita 7,5 milioni di bambini. Dalle notizie che arrivano, i danni alle infrastrutture hanno lasciato centinaia di persone senza elettricità e acqua. Tutto ciò nel quadro di un rigido inverno, in cui già 195mila bambini avevano bisogno di assistenza salvavita, 290mila di protezione e 250mila di aiuto per l’istruzione, con 1,7 milioni di persone prive di accesso a acqua sicura. Vedere le foto delle 780 scuole distrutte lungo la linea di confine ci dà il senso di ciò che accade soprattutto per i più piccoli privati del luogo sicuro per eccellenza in pochi giorni. Una situazione tragica. L’Unicef è presente da otto anni nel Paese e sono 130 i punti Unicef dislocati in cinque province. Gli operatori sul campo lavorano in situazioni di estrema criticità».

Siete riusciti a fare una stima di quanti cittadini campani si trovano al momento in Ucraina, nelle zone di guerra?
«Ovviamente in questo momento è difficile monitorare la situazione che cambia di ora in ora. Non so quanti cittadini Campani sono attualmente in Ucraina. Molti hanno lasciato il Paese con mezzi propri senza dare comunicazioni alle istituzioni ucraine, quindi non riusciamo a sapere quanti sono rientrati. Complessivamente, in Ucraina ci sono circa 3.000 nostri connazionali. Molti imprenditori che in Ucraina hanno le loro aziende, nonostante il momento drammatico e nonostante siano stati invitati a lasciare il Paese, non l’hanno fatto. Non hanno abbandonato un territorio che vivono e amano. Ovviamente ora la situazione è più complicata, con la chiusura degli spazi aerei lasciare il Paese è diventato molto difficile. Al momento, però, non risulta che tra le vittime ci siano cittadini italiani».

In Ucraina ci sono ancora molti bambini italiani, giusto?
«Sì, ma non conosco il numero preciso. Il numero significativo, però, riguarda i minori ucraini che invece hanno i genitori che sono in Italia per lavoro».

Siete riusciti a far tornare qualcuno a casa, qui in Italia?
«Ho notizie di bambini che sono riusciti a raggiungere i loro genitori in Italia. Ho però anche notizie di bambini orfani inseriti in programmi di solidarietà internazionali che hanno bisogno di essere rassicurati».

Si prevede un’ondata di profughi, siete riusciti a fare una stima di quanti lasceranno il Paese?
«Le stime sono altissime e ci riferiscono di sei milioni di profughi (su un totale di oltre 44 milioni di abitanti, ndr) che potrebbero voler lasciare l’Ucraina. Oggi 200mila rifugiati hanno già oltrepassato i confini. Si prevede un’ondata di profughi altissima con numeri pari a quelli registrati per la Siria».

Qual è l’immagine più dolorosa e che più l’ha colpita di questa guerra assurda?
Senz’altro le mamme disperate che attraversano i confini tenendo per mano i loro bambini. Le immagini riprendono le donne sole con i bambini perché a causa della legge marziale (sistema di governo in cui le leggi ordinariamente in vigore in uno Stato vengono temporaneamente sospese e i tribunali militari prendono il controllo della normale amministrazione della giustizia., ndr) gli uomini sono rimasti a combattere».

Vuole fare un appello?
«L’appello lo ha lanciato Unicef: servono fondi per 66,4 milioni di dollari per fornire servizi di base, acqua, servizi igienici, vaccinazioni, assistenza sanitaria, istruzione, supporto psicosociale per 7,5 milioni di bambini. Non deve venir meno la fiducia “nell’altro” e nelle organizzazioni umanitarie che sono le uniche già sul territorio e che possono aiutare subito le persone».

Anche questa volta la Campania ha mostrato il suo volto solidale. Come si può aiutare?
«Sì. Sono circa 41mila gli ucraini che vivono nella nostra Regione e da anni abitano le nostre case e fanno parte del nostro quotidiano, c’è veramente un’amicizia tra l’Ucraina e la Campania. Unicef non raccoglie beni da portare in Ucraina, ma si muove diversamente, raccoglie i fondi e attraverso canali già pronti, per esempio il nostro magazzino a Copenaghen dove già vi sono i beni e servizi di prima necessità. In questi giorni Unicef ha già stanziato i cosiddetti” Punti blu”, punti che forniscono servizi essenziali lungo il percorso dove famiglie e bambini sono stati evacuati nei paesi circostanti. In Moldavia, a Palanca, è stato allestito in tutta fretta un campo profughi e sono già arrivate quattro tonnellate di beni essenziali e dove sono 70mila i civili che si sono rifugiati in Moldavia»..

Alcuni cittadini residenti in Campania si erano detti disponibili a partire subito per Kiev, ha notizie di qualcuno che è volato in Ucraina?
«Sì. Si tratta di cittadini ucraini che partono per raggiungere il proprio paese ma ragioni di sicurezza impediscono di darne pubblicità».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.