Mentre in Italia e in Europa, nonostante il parere positivo dell’Ema, si continua a dubitare della sicurezza del vaccino anglo-svedese di AstraZeneca, dagli Stati Uniti arrivano ulteriori conferme della sua efficacia contro il Covid-19, senza peraltro far emergere problemi di sicurezza.

L’azienda farmaceutica ha infatti anticipato con una nota i risultati di un test clinico effettuato negli Stati Uniti su 32.449 partecipanti che hanno maturato 141 casi sintomatici di Covid-19. Il vaccino, in estrema sintesi, si è dimostrato efficace al 79% nella prevenzione delle forme sintomatiche del virus e del 100% nel prevenire malattie gravi e ospedalizzazione. Nei partecipanti al test clinico di età pari o superiore a 65 anni, l’efficacia del vaccino è stata dell’80%.

Tra i partecipanti allo studio circa il 79% era bianco/caucasico, l’8% nero/afroamericano, il 4% nativo americano e il 4% asiatico e il 22% dei partecipanti era ispanico. Circa il 20% dei partecipanti aveva almeno 65 anni e circa il 60% aveva comorbilità associate a un aumentato rischio di progressione di Covid-19 grave, come diabete, obesità grave o malattie cardiache. Lo studio in fase III condotto da AstraZeneca negli Stati Uniti includeva due dosi somministrate a intervalli di quattro settimane. Precedenti studi hanno dimostrato che un intervallo prolungato fino a 12 settimane ha dimostrato una maggiore efficacia, supportata anche dai dati di immunogenicità. Una evidenza che suggerisce come la somministrazione della seconda dose con un intervallo più lungo di quattro settimane potrebbe aumentare ulteriormente l’efficacia e accelerare il numero di persone che possono ricevere la prima dose.

Il vaccino di AstraZeneca, come confermato dal comitato indipendente per il monitoraggio della sicurezza dei dati (DSMB) non ha identificato problemi di sicurezza relativi al vaccino. Il DSMB ha condotto una revisione specifica degli eventi trombotici e della trombosi del seno venoso cerebrale (CVST) con l’assistenza di un neurologo indipendente, non riscontrando un aumento del rischio di trombosi o eventi caratterizzati da trombosi tra i 21.583 partecipanti che hanno ricevuto almeno una dose del vaccino.

Per Ann Falsey, professore di Medicina dell’University of Rochester School of Medicine degli Stati Uniti e co-lead Principal Investigator per lo studio, ha confermato che “questi risultati riconfermano i risultati precedenti osservati negli studi AZD1222 in tutte le popolazioni adulte, ma è entusiasmante vedere risultati di efficacia simili nelle persone di età superiore ai 65 anni per la prima volta. Questa analisi convalida il vaccino AstraZeneca Covid-19 come un’opzione di vaccinazione aggiuntiva necessaria, offrendo la certezza che gli adulti di tutte le età possono beneficiare della protezione contro il virus”.

I risultati dovrebbero consentire nell’immediato futuro, probabilmente nelle prossime settimane, ad AstraZeneca di ottenere un’autorizzazione di emergenza per il vaccino anche negli Stati Uniti, dove ad oggi sono impiegati solamente i vaccini di Johnson & Johnson, Moderna e Pfizer-BioNTech.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia