C’è qualcosa di previsto, anzi di scoraggiante nell’atteggiamento della sinistra italiana di fronte alla politica estera americana. Ciò che sta facendo il nuovo presidente democratico Joe Biden era ed è assolutamente prevedibile e noi stessi l’avevamo scritto in largo anticipo su queste pagine al momento del cambio della Casa Bianca: Biden, nel solco degli Obama e dei Clinton (in entrambi i casi sia marito che moglie) è un crociato della guerra fredda, ma soltanto adesso la sinistra italiana ed europea comincia a sospettarlo. Donald Trump, l’odioso “bombastic” zazzeruto insopportabile tycoon, ha inondato il mondo di parole, ma non di bombe. Dette un’unica dimostrazione di forza e fuochi artificiali mentre ospitava nella sua residenza di Mar A Lago in Florida il presidente Cinese Xi, quando fece lanciare una salva di missili contro una base aerea siriana abbandonata, senza provocare una sola vittima, per mantenere un punto di principio.

Biden, appena insediato alla Casa Bianca ha bombardato e fatto strage di sciiti siriani per recapitare un messaggio forte e chiaro a Teheran, ha appena dato dell’assassino a Putin (sia pure con parole ambigue determinate dalla domanda involuta di un giornalista), ha certificato la Russia come potenza ostile, sta riarmando in fretta e furia l’esercito ucraino nel momento in cui Kiev spera di arrivare ad un incidente armato con Mosca per rinsaldare i rapporti con la Nato. Non che non avesse le sue ottime ragioni, intendiamoci, ma Trump aveva evitato. E poi Biden ha inviato ultimatum intimidatori a Pechino anche se non ha fatto nulla per sostenere Hong Kong, ha accresciuto la presenza navale e aerea nel Mare del Sud della Cina, ha ordinato la fornitura di materiale strategico al governo di Taiwan per la costruzione di una flotta sottomarina di ultima generazione, non ha ritoccato in alcun modo la sacra alleanza fra Usa e Uk che coinvolge anche l’Australia, il Giappone, la Repubblica popolare del Vietnam.

Non è detto che tutte queste iniziative portino a una guerra, probabilmente no, ma a tutt’oggi l’incertezza sta soltanto nella dubbia risposta cinese e russa alla posizione americana che è fermissima e potenzialmente ostile. Ci sono aree roventi del mondo di cui in genere in Italia poco ci occupiamo. Una di queste è quella che include la Bielorussia e l’Ucraina, ma anche la Polonia che ha ottenuto e seguita a mantenere una difesa armata fin dalla presidenza Obama consistente in una brigata supertecnologica costosissima, in grado di scoraggiare la Russia, che però è decisa a mantenere le sue posizioni in Ucraina rilasciando decine di migliaia di passaporti russi agli ucraini di lingua russa.
Quanto a Pechino, Biden ha messo quel governo di fronte all’alternativa di seguitare a fare affari perdendo la faccia o di conservare la faccia e accettare la possibilità di una guerra nel mar della Cina.

Questa è sempre stata la politica estera americana, cui Biden è tornato mansueto e sanguinario come un agnello mannaro. I rapporti di intelligence che confermano l’ingerenza russa nelle elezioni del 2020 sono palesemente superflui, anche se probabilmente veritieri. Ma il problema non è tanto di politica estera – studiarla, comprenderla – ma il tumore cerebrale del pregiudizio sinistrese nei confronti dei governi “di destra” americani, che sono stati quasi sempre quelli che hanno chiuso le guerre aperte dai democratici di sinistra e buoni: il presidente Richard Nixon chiuse la guerra del Vietnam aperta da Kennedy e rilanciata da Johnson, e Reagan chiuse la guerra fredda aperta da Truman.

Gli americani si sono rivelati particolarmente pericolosi nelle loro valutazioni sulle intenzioni del nemico durante le guerre: non furono in grado di comprendere la determinazione del Giappone nella Seconda guerra mondiale e fecero molte confusioni durante la guerra fredda, sbagliarono tutto nel Vietnam e quanto all’Iraq, un velo pietoso, anche se quella fu una guerra repubblicana, con alcune giustificazioni identitario-ideologiche dopo l’undici settembre del 2001. Ma l’oggetto più degno di curiosità, oggi, è il paralizzato sgomento della sinistra per il normalissimo comportamento di Biden, pronto a giocare la carta della guerra. Lo splendido isolazionismo di Trump disegnava un’America che si ritirava da tutti gli scenari di conflitto chiamandosi fuori dalle beghe seguenti il post colonialismo europeo.

Trump aveva dato dei codardi agli europei perché si aspettano sempre che alla fine la grande madre americana venga a salvarli da qualche bambino cattivo con la svastica o la falce e il martello, e frattanto seguitano a non fare nulla per la propria sicurezza guadagnando soldi a palate. Il malvagio Trump è stato castigato. È arrivata l’ora dei buoni. Ma i buoni compromettono la pace e la sinistra che si era schiacciata a piadina sulle posizioni Dem pur di trovare un aggancio esistenziale, ora è frastornata. Registra, ma avverte un’ombra di emicrania. Vecchia storia. Il suo è un ciclo continuo, come quello delle lavapanni.

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.