Che il Covid in Campania sia ormai fuori controllo, è ormai evidente. Lo dimostrano la progressione dei contagi negli ultimi mesi e i 757 nuovi casi registrati nelle ultime 24 ore a fronte di poco meno di 10mila tamponi. Si va verso un nuovo lockdown? Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha fatto sapere che il governo nazionale lavora giorno e notte per evitare una chiusura che devasterebbe quel poco che è rimasto in piedi del tessuto economico e sociale del nostro Paese. Il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, ha puntato il dito contro gli irresponsabili che non osservano le norme anti-contagio, la Protezione Civile che non gli ha destinato un numero sufficiente di dispositivi di sicurezza e attrezzature mediche, le Regioni del Nord che gli soffiano miliardi di euro per la sanità. Dal governatore, però, nemmeno una parola su una serie di questioni dalle quali dipendono la gestione e il superamento della pandemia in atto.

La domanda fondamentale è questa: perché, allo stato attuale, la Campania è la regione con più casi di Covid, nonostante abbia effettuato meno tamponi di tutte le altre? Vuoi per la mancanza di reagenti chimici, vuoi per la distribuzione delle attrezzature mediche più massiccia nelle zone più colpite dal virus, vuoi per miope scelta politica, nella prima fase della pandemia la Campania ha eseguito un numero risibile di test. Ciò ha consentito a De Luca di presentare la sua regione come un esempio di efficace gestione dell’emergenza sanitaria. Nello stesso tempo, però, l’insufficiente attività di tracciamento del contagio ha consentito al virus di diffondersi a macchia d’olio. Il risultato è quello che conosciamo: fino a ieri la Campania era la seconda regione italiana con il più alto numero di persone positive al Covid, oltre 8mila e 300, seconda solo alla Lombardia. La strategia adottata dal Veneto, invece, ha dato frutti migliori. Lì il governatore Luca Zaia ha deciso di “aggredire” il virus facendo tamponi a tappeto. E adesso, nonostante sia stata una delle località più colpite dal Covid, il Veneto conta un numero di positivi leggermente superiore alla metà di quello registrato in Campania.

Qui scattano le altre domande: perché il numero di tamponi non è stato incrementato prima? Perché si è attesa la recrudescenza del virus per sfiorare la quota di 10mila test giornalieri? Ed è un caso che i laboratori privati siano stati autorizzati ad analizzare i tamponi solo dopo che le urne hanno confermato De Luca alla guida di Palazzo Santa Lucia con percentuali di consenso bulgare? Ecco gli interrogativi ai quali il governatore dovrebbe dare una risposta rapida e convincente. Al momento, però, sembra che non ne abbia alcuna intenzione: ai manager e al personale sanitario ha imposto il bavaglio, impedendo loro di avere contatti con la stampa, e la sua comunicazione è diventata da tempo unilaterale, risolvendosi in una serie di messaggi urbi et orbi veicolati tramite i social network. Va da sé che tutto questo non va bene: i silenzi di De Luca non alimentano quel clima di fiducia e di consapevolezza indispensabile affinché la Campania si metta alle spalle l’emergenza sanitaria e quella economica. Non basta prendersela con il «cinghialone in tuta alla zuava» di turno. Servono autocritica, trasparenza e lungimiranza.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.