La Procura di Firenze si sveglia e apre un fascicolo sulla fuga di notizie relative al caso Palamara, coperte dal segreto istruttorio, che il 28 maggio 2019 finirono in possesso dei cronisti di Repubblica e Corriere della Sera. Ne dà notizia Il Fatto Quotidiano.

L’inchiesta dei pm perugini ha svelato, tramite un utilizzo ancora poco chiaro del trojan (quel marchingegno che permette di trasformare un cellulare in un telefono spia che trasmette tutto ciò che avviene attorno a lui), le manovre all’interno della magistratura per la successione di Giuseppe Pignatone alla guida della Procura di Roma.

L’ex presidente dell’Anm Luca Palamara (nei mesi scorsi espulso dalla magistratura ad opera del Csm) finì il 29 maggio dello stesso anno sulle prime pagine dei due quotidiani nonostante le notizie riportate fossero coperte dal segreto istruttorio e in possesso soltanto dei magistrati inquirenti e dei militari del Gico (Gruppi d’investigazione sulla criminalità organizzata) della Guardia di Finanza.

L’inchiesta della Procura fiorentina, guidata da Gisueppe Creazzo (che dovrà astenersi perché coinvolto nelle chat di Palamara), designata a indagare sulla procura di Perugia, è scattata dopo un esposto, presentato nei mesi scorsi, dallo stesso Palamara e potrebbe far luce su uno scandalo che coinvolge decine di magistrati e che getta un’ombra di fango molto larga sull’istituzione magistratura.

Redazione