In queste ore, mentre si discetta appassionatamente della composizione della prossima giunta comunale, vale la pena, a mio parere, riflettere su un dato che rende il voto di Napoli particolare e differente rispetto a quello nelle altre città.
Nel capoluogo campano, infatti, il centrosinistra allargato raccoglie più voti nelle periferie che nel centro storico. L’astensionismo sembra colpire in senso inverso i territori più disagiati e quelli della media e piccola borghesia.
I primi – e questa è la novità – sembrano rispondere con una esplicita domanda di riconoscimento delle loro esigenze da parte della politica.

Questo parla direttamente al sindaco Gaetano Manfredi che ha posto questo tema ribaltando la vecchia analisi delle periferie abbandonate e cogliendo, invece, la richiesta di identità di quei quartieri. Esserci, contare, partecipare, contribuire alla rinascita sprigionando le potenzialità a lungo soffocate. È evidente, allora, quanto mettere mano alla riorganizzazione della macchina comunale sia fondamentale per avviare un motore ormai spento e, forse, mai realmente acceso. Penso, però, che sia utile riflettere insieme sulla necessità di una revisione radicale della struttura della governance amministrativa così come la stessa lettura del voto ci suggerisce.

Il modello organizzativo di oggi si presenta “a canne d’organo”. Ogni assessorato, cioè, affianca l’altro in virtù di una delimitazione verticale della delega che finisce per irrigidire e rendere faticoso il coordinamento dell’azione amministrativa complessiva. Oggi tendono a imporsi, invece, strutture trasversali che possono intervenire a governare i processi più che le dotazioni. Mi riferisco, in particolare, a due aspetti: le reti sociali e le reti di mobilità. Nel primo caso si può pensare a un assessorato che combini e intrecci le competenze nei settori di relazioni e di erogazione dei servizi (formazione, assistenza e scuola); nel secondo caso, è ipotizzabile un assessorato che riorganizzi una cabina di regia di attività infrastrutturali immateriali. In sostanza, si tratta di costruire organismi che trasversalmente combinino i centri di governo centrali con i territori, ridefinendo una nuova geografia tra centro e periferie: un tema, all’indomani del voto, non più eludibile.