«Finora ci sono stati proponimenti che hanno avuto un’attenzione politica a singhiozzo, ogni tanto si sono fatte delle cose ma non c’è stato un sistema a monte del quale vi fosse la convinzione che non c’è sviluppo se non c’è coesione sociale». Marco Rossi-Doria, insegnante e uomo politico, sottosegretario all’Istruzione del governo Monti dal 2011 al 2013, è presidente dell’impresa sociale “Con i bambini”. «Non ci può essere crescita economica – afferma – in una città dove quasi i due terzi della popolazione sono esclusi dalle decisioni e dal benessere, non è pensabile per qualunque pensiero economico si voglia sposare, e non è una questione di destra o di sinistra. La coesione sociale sta a monte dello sviluppo: se non ci sono buone scuole, se il quartiere non è vivibile, se troppe persone sono escluse da ogni decisione e da ogni possibilità di contare nella vita o di cambiare la propria posizione non c’è sviluppo economico. Funzionano città dove il 2, il 3 il 4 per cento è escluso ma non dove lo è il 30, il 35, il 40 per cento o anche più».

A Napoli ci sono tante periferie, esterne e interne alla città. «Per questo bisogna ripensare al nostro modello di città unendo le due città: non ci può più essere la città protetta che si protegge dalla città sporca e crudele, non è possibile, non si può vivere in sicurezza. E i temi della sicurezza sono temi di sviluppo sociale ed educativo sostenibile».
Rossi-Doria ha iniziato come maestro di strada, insegnando nei quartieri difficili di Napoli e Roma e da anni porta avanti un grande impegno contro la povertà educativa e a favore dei bambini e delle categorie più fragili. Conosce quindi la situazione di degrado e difficoltà di ampie parti della città. Cosa fare per uscirne? «Sicuramente va riorganizzata la finanza locale comunale mettendo a posto i conti pubblici anche grazie all’aiuto nazionale, ma poi va riorganizzata tutta la macchina – sottolinea – Vanno riorganizzati i diversi reparti del Comune, va resa visibile da parte dei cittadini la spesa comunale, vanno dati poteri maggiori alle Municipalità che sono più prossime ai cittadini, vanno intercettati i fondi ordinari delle Regioni, i fondi ordinari europei, le risorse del Pnrr. Per fare tutto questo bisogna avere un personale specializzato, giovane, competente, capace di fare progetti». «Sono temi che fanno tremare i polsi – aggiunge – ma siamo a una svolta, se non lo facciamo adesso non lo facciamo più, perché non avremo mai più tante risorse».

«Bisogna dedicare per almeno tre anni il 50% della tassa turistica al fondo sociale comunale – sostiene -, investire sui servizi sociali e socio-sanitari, rafforzare l’assistenza domiciliare integrata per le persone anziane e i disabili ma anche per persone in situazione di particolare fragilità e povertà. E a proposito di periferie e quartieri disagiati, bisogna consolidare le iniziative di coesione sociale che sono già in atto, non si parte da zero, ci sono associazioni del terzo settore, scuole di periferia e Asl che lavorano e il loro lavoro va enfatizzato. Nelle periferie, inoltre, ci vogliono dispostivi misti tra pubblico e terzo settore, un quadro coordinato di interventi per la lotta alla povertà e alla dispersione scolastica, agenzie in grado di coordinare quartiere per quartiere i processi integrati di programmazione, in modo che appena arrivano finanziamenti si riesca a individuare e ottimizzare le risorse in campo. C’è bisogno del “middle management”, cioè la capacità di stare a metà tra la prossimità con i cittadini, anche nelle aree povere per aiutarli a diventare protagonisti dello sviluppo locale, e le istituzioni, coinvolgendo i cittadini stessi. Più si è in territori fragili e difficili più bisogna dare fiducia».

«Il non voto – aggiunge -, che è un problema democratico, si supera se i cittadini riprendono progressivamente fiducia nella decisione pubblica, ma perché ciò avvenga devono partecipare alla decisione pubblica e non essere solo destinatari esterni al processo decisionale. Alcune persone questo lo dicono da tanto tempo, me compreso, ma adesso la decisione è sempre più urgente».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).