Sono tre donne del sud Italia le ricercatrici dell’istituto Lazzaro Spallanzani di Roma riuscite a isolare il nuovo coronavirus, una svolta fondamentale nello sviluppo di terapie e possibili vaccini. A capo del laboratorio di Virologia dell’ospedale esperto in malattie infettive c’è una napoletana, la dottoressa Maria Rosaria Capobianchi.

Nata sull’isola di Procida 67 anni fa, laureata in scienze biologiche e specializzata in microbiologia, dal 2000 lavora allo Spallanzani e ha dato un contributo fondamentale nell’allestimento e coordinamento della risposta di laboratorio alle emergenze infettivologiche in ambito nazionale.

Con lei lavora la giovane ricercatrice molisana Francesca Colavita, 30enne originaria di Campobasso. Da 4 anni lavora nel laboratorio (anche se non ha ancora un contratto a tempo indeterminato) dopo diverse missioni in Sierra Leone per fronteggiare l’emergenza Ebola. La terza donna è Concetta Castilletti, 57enne nata a Ragusa, responsabile della Unità dei virus emergenti (“detta ‘mani d’oro’, ha raccontato il direttore dell’Istituto Giuseppe Ippolito), specializzata in microbiologia e virologia.

L’equipe è poi completata da Fabrizio Carletti, esperto nel disegno dei nuovi test molecolari, e Antonino Di Caro che si occupa dei collegamenti sanitari internazionali.

Maria Capobianchi ha spiegato che il risultato ottenuto “è il frutto del lavoro di squadra, della competenza e della passione dei virologi di questo Istituto, da anni in prima linea in tutte le emergenze sanitarie nel nostro Paese”.

“L’isolamento del virus  ci permetterà di migliorare la risposta all’emergenza coronavirus, di conoscere meglio i meccanismi dell’epidemia e di predisporre le misure più appropriate”, ha aggiunto Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani.

“La grande professionalità dei nostri medici, biologi e ricercatori – ha concluso Roberto Speranza, ministro della Salute – ci fornisce ulteriori strumenti di contrasto per fronteggiare questa emergenza sanitaria, e conferma la qualità e l’efficienza del nostro Servizio Sanitario Nazionale su cui dobbiamo”.

Lo stesso Istituto sottolinea che “avere a disposizione in modo così tempestivo il virus è un passo fondamentale, che permetterà di perfezionare i metodi diagnostici esistenti ed allestirne di nuovi. La disponibilità nei laboratori del nuovo agente patogeno permetterà inoltre – continua lo Spallanzani – di studiare i meccanismi della malattia per lo sviluppo di cure e la messa a punto del vaccino”. La sequenza parziale del virus isolato nei laboratori dello Spallanzani, denominato 2019-nCoV/Italy-INMI1, è stata già depositata nel database GenBank, e a breve anche il virus sarà reso disponibile per la comunità scientifica internazionale.

VACCINO TRA PIU’ DI 6 MESI – Il vaccino contro il coronavirus “non è dietro l’angolo. Ci vorranno sicuramente più di sei mesi”. Lo ha detto la virologa italiana Ilaria Capua, che ora dirige lo One Health Center of Excellence dell’Universita’ della Florida, intervenendo in collegamento a ‘In mezz’ora in più’ su Raitre. “A oggi – ha ricordato Capua – non c’è né cura né vaccino, ma sono stati fatti studi su altri virus molto simili a questo, tra cui il coronavirus della Sars, abbiamo del materiale di partenza per cercare delle soluzioni terapeutiche e per mettere insieme lo sviluppo di un vaccino, che non è dietro l’angolo”.