Il referendum sul taglio dei parlamentari è alle porte e il tema è stato sviscerato nella stragrande maggioranza dei suoi aspetti. Tranne uno. Con buona pace dei sostenitori del ‘Sì’ bisogna dire con estrema chiarezza che a subire le conseguenze più devastanti della nuova composizione delle Camere saranno innanzitutto i professionisti che permettono ai parlamentari di cimentarsi nella nobile e complicata arte della legiferazione.

Centinaia di donne e uomini, in larga parte madri e padri di famiglia, con una formazione elevata e grandi capacità, saranno licenziati dai datori di lavoro perché la loro unica colpa è la competenza. Mi riferisco ai tanti assistenti parlamentari, giornalisti, personale di segreteria, professionisti del legislativo che offrono le loro conoscenze specifiche e assai particolari al servizio dei gruppi parlamentari.

Scrivere bene una legge o emendarla con puntualità, seguirne l’iter burocratico nei rami del Parlamento, comunicare in maniera efficace, in poche parole dare corpo e sostanza alla democrazia parlamentare, non è un affare da poco. È affidato a dei professionisti, appunto. Secondo i dati forniti da un’associazione di dipendenti dei gruppi Montecitorio questi lavoratori sarebbero circa novecento alla Camera dei deputati, poco più della metà al Senato della Repubblica. Insomma, 1.500 persone sulle quali aleggia una coltre opprimente di ulteriore precarietà e disoccupazione.

La riduzione dei parlamentari, con il conseguente tanto decantato ‘risparmio’ economico, si tradurrà in perdita del posto di lavoro per molti di questi esperti. E non perché siano tanti, semmai per il drastico taglio dei fondi che subiranno i gruppi parlamentari. Sul quale nessuno si sta pronunciando, soprattutto chi riveste prestigiosi incarichi istituzionali e dovrebbe garantire il buon funzionamento delle Camere.

Insomma, un danno per la democrazia che rimarrà orfana delle buone pratiche parlamentari che solo degli esperti specializzati possono garantire, una tragedia umana per quelle famiglie che si vedranno private del necessario sostentamento economico. L’ennesima dimostrazione che nell’Italia a Cinquestelle il merito e la competenza sono destinati a rimanere dei miraggi. Così come la coerenza di tutti coloro che da una parte imbastiscono narrazioni sulla necessità di salvaguardare il lavoro e i lavoratori, dall’altra avallano il licenziamento di massa di esperti e professionisti più imponente della storia delle istituzioni repubblicane.