Napoli era in trepidante attesa. E così giornalisti, politici, addetti ai lavori. Quando ormai si attendeva l’annuncio del candidato sindaco del centrosinistra, però, il Partito democratico e il Movimento Cinque Stelle hanno ufficializzato l’alleanza in vista delle elezioni comunali. Poche righe, corredate dall’immancabile foto di gruppo scattata in un bar di Posillipo, per annunciare urbi et orbi che le due forze politiche sosterranno lo stesso candidato alla guida di Palazzo San Giacomo.

Molti si chiederanno: ma non si sapeva già? Non era scontato che dem e grillini affrontassero insieme la tornata elettorale di ottobre? Sì, lo era, ma i vecchi riti della politica impongono di strombazzare anche ciò che appare praticamente certo. Peccato che Pd e M5S abbiano per il momento dimenticato un piccolo “dettaglio”, anzi due: il nome del candidato sindaco e il programma di risanamento della città che quest’ultimo intende attuare col sostegno del cosiddetto “campo progressista”. Guai, però, a parlare di incontro inutile. Raggiunto al telefono, il presidente del Pd metropolitano Paolo Mancuso si affanna a correggere, precisare, sottolineare: «L’incontro di oggi (ieri, nda) è servito a rafforzare e chiarire alcuni aspetti dell’accordo col M5S»; «Il patto non esclude le altre forze del centrosinistra che hanno preso parte alle tre riunioni del nostro tavolo»; «Stiamo lavorando anche sull’aspetto della finanza pubblica per consentire alle eccellenze che abbiamo individuato per Napoli di lavorare proficuamente». Quando gli si chiede se Pd e M5S riusciranno a ufficializzare il loro candidato sindaco prima della fine di maggio, però, Mancuso abbozza un sorriso e sospira: «Speriamo anche prima».

Insomma, il patto tra dem e grillini viene annunciato in pompa magna, ma sul nome del candidato entrambe le forze politiche annaspano in alto mare. Qualcuno dice che la notizia diffusa ieri serva a garantire – o, più realisticamente, a mettere fretta – a quel Gaetano Manfredi che ha chiesto rassicurazioni in merito al sostegno del Governo ai Comuni in crisi finanziaria e alla solidità dell’alleanza tra Pd e M5S. Altri esponenti di centrosinistra, come la leader napoletana di Italia Viva Graziella Pagano, non danno nulla per scontato e chiariscono che «il nome di Manfredi dovrà unire l’intera coalizione e non essere qualcosa di preconfezionato». Come a dire: Pd e M5S possono sancire tutti gli accordi che vogliono e Manfredi può anche accettare la candidatura, ma le forze minori della coalizione non accetteranno imposizioni.

Che cosa significa tutto ciò? Il centrosinistra napoletano ha fatto un piccolo passo in avanti sulla strada che conduce alle elezioni. Ma è paradossale che, a circa cinque mesi dalle comunali, sia ancora privo di un candidato e un programma che potrebbero non arrivare nell’immediato. Qualcuno dirà: non è un problema, il tempo c’è e i napoletani non si appassioneranno a una campagna elettorale destinata a entrare nel vivo nel cuore dell’estate. Peccato che una più tempestiva scelta del candidato sindaco avrebbe contribuito a rendere più trasparente e consapevole tanto l’analisi sulle condizioni della città quanto il dibattito sulle strategie necessarie per ricostruirla. E, soprattutto, sarebbe stato determinante per evitare che dalla politica si allontanassero ulteriormente i cittadini, stanchi delle vecchie liturgie e dell’inconcludenza dei partiti.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.