Chissà che faccia faranno Enrico Letta e Vincenzo De Luca quando saranno l’uno di fronte all’altro. I tempi dello scontro frontale tra il neo-segretario del Partito democratico e il governatore campano, d’altra parte, non sono mica tanto lontani. Era il 2013, in carica c’era il governo guidato proprio da Letta e ad agitare i dem era il mancato conferimento delle deleghe a De Luca, all’epoca viceministro delle Infrastrutture e sindaco di Salerno.

Risultato: tensione costante all’interno del partito e dell’esecutivo, con lo Sceriffo sempre sul punto di dimettersi. Due anni più tardi Letta non era più presidente del Consiglio e, davanti alle telecamere di Ballarò, non esitava a opporsi alla candidatura di De Luca, condannato in primo grado per abuso d’ufficio, alle regionali campane. Alla fine sappiamo tutti com’è andata: De Luca fu candidato, divenne governatore per la prima volta e, a settembre 2018, incassò pure l’assoluzione necessaria per evitare la sospensione dalla carica. Insomma, storicamente i rapporti tra Letta e De Luca non sono buoni. Eppure proprio il confronto tra i due sarà decisivo per il futuro di Napoli.

L’arrivo dell’ex premier al vertice del Pd, infatti, rimescola le carte su un tavolo particolarmente delicato come quello delle prossime elezioni comunali. I nodi da sciogliere non sono pochi. Ci sono un candidato da individuare, una strategia politica da condividere, un’alleanza col Movimento 5 Stelle da strutturare e un programma da definire. Al momento il caos la fa da padrone, soprattutto dopo che il segretario dem napoletano Marco Sarracino ha ipotizzato la candidatura di Roberto Fico, presidente della Camera ed esponente del M5S, a sindaco di Napoli. Nelle prossime ore Sarracino, che con Letta ha storicamente un ottimo rapporto essendo stato l’unico campano in direzione nazionale a opporsi alla sfiducia verso il suo governo nel 2014, e gli riproporrà la rosa dei nomi sui quali il centrosinistra si è finora interrogato: Enzo Amendola, Gaetano Manfredi e, appunto, Fico.

Tutto lascia pensare, però, che il nome del candidato sindaco arriverà solo quando Letta avrà trovato un accordo con De Luca, titolare di una “golden-share” che gli deriva dal 70% di consensi ottenuto alle regionali di settembre scorso. Senza dimenticare l’annunciata ricandidatura di quell’Antonio Bassolino che non è più iscritto al Pd, ma che ha un nome e una storia che i vertici nazionali e locali del partito non potranno ignorare ancora a lungo. Dal rapporto tra Letta e De Luca dipende non solo il nome del candidato, ma anche la scelta della strategia politica del Pd alle prossime amministrative: il partito si presenterà già al primo turno con un candidato condiviso con il M5S, schierando quel “campo progressista allargato” che molti ritengono indispensabile per scongiurare la vittoria del centrodestra? Oppure si presenterà con un candidato autonomo, trasformando il primo turno in una sorta di “primarie del centrosinistra”, per poi apparentarsi col M5S soltanto all’eventuale ballottaggio? Si vedrà.

Certo è che l’avvento di Letta “congela” la scelta del candidato sindaco e la definizione del programma per Napoli. Dopo mesi in cui le forze del centrosinistra sono state impegnate in inutili discussioni e sterili polemiche, tutto lascia pensare che ci vorranno ancora molti mesi prima che da quelle parti si instauri quel dibattito serio e trasparente sui temi strategici per il futuro della città. Eppure i napoletani ne hanno disperatamente bisogno. Ora più che mai.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.