Il centrodestra napoletano è scomparso da tempo. Era inevitabile dopo dieci anni di opposizione inconsistente a Luigi de Magistris culminati con il voto favorevole sul bilancio che, di fatto, ha salvato il sindaco dal commissariamento e dalla fine politica. Se Atene piange, però, Sparta non ride. Anche nei ranghi del centrosinistra, infatti, va in scena uno psicodramma tra il patetico e il ridicolo. E una buona quota di responsabilità va attribuita a Vincenzo De Luca che, nelle scorse ore, ha ancora una volta “sparato” contro il suo stesso partito invitandolo a indicare immediatamente un candidato sindaco “civico”.

La presa di posizione del governatore è una bomba nel campo del centrosinistra, già “sconvolto” dall’annunciato ritorno in campo di Antonio Bassolino. Il segretario napoletano del Pd, Marco Sarracino, è intenzionato a lanciare verso Palazzo San Giacomo un candidato politico, possibilmente espressione di quel campo progressista che i dirigenti del partito vorrebbero allargare al Movimento Cinque Stelle per scongiurare la vittoria delle forze sovraniste: una posizione che, al momento, sembra inconciliabile con quella di De Luca, anche perché i vertici dem partenopei non intendono scoprire le carte almeno fino a quando non ci saranno certezze sulla data delle comunali.

Insomma, il Pd è impantanato e, quando manca poco più di un paio di mesi al possibile giorno delle elezioni, privo di uno straccio di candidato o di programma per risollevare Napoli dal baratro in cui dieci anni di amministrazione de Magistris l’hanno fatta sprofondare. De Luca avrebbe potuto evitare tutto ciò. E sembrava intenzionato a farlo col solito piglio decisionista quando, a metà gennaio, diceva che il nome del candidato sindaco sarebbe stato annunciato entro la fine del mese. Però gennaio è trascorso, idem febbraio, ma nel centrosinistra ancora si litiga sulla strategia da adottare per Napoli. E De Luca, che stavolta “minaccia” di indicare il nome dell’aspirante sindaco nel giro di una settimana, non fa altro che alimentare la confusione.

Anche perché non è chiaro, per esempio, che cosa il governatore intenda per “civico”: un qualsiasi candidato senza tessera del Pd o del M5S? Un esponente delle liste civiche che l’hanno sostenuto alle regionali? De Luca non allude a lui, ma anche Bassolino non è più iscritto ad alcun partito e ha dato alla sua ricandidatura un marcato, seppur parziale, carattere civico. Resta da capire, inoltre, quale sia il perimetro delle alleanze ipotizzato dal governatore: quello che gli ha consentito di confermarsi alla guida di Palazzo Santa Lucia, come ha recentemente suggerito il renziano Gennaro Migliore, o una coalizione allargata al M5S se non addirittura a forze più vicine a de Magistris, come quelle che fanno capo all’ex assessore comunale Sergio D’Angelo? Su tutto questo il presidente campano dice poco o nulla, contribuendo a far sì che il centrosinistra perda altro tempo prezioso.

Peccato che tra un Sarracino che fa melina e un De Luca che cincischia c’è una Napoli agonizzante dove il sindaco in carica, troppo preso dalla campagna elettorale in Calabria, stigmatizza gli assembramenti nelle strade dimenticando di essere il primo responsabile della salute pubblica. Una città abbandonata a se stessa ha disperato bisogno di figure di riferimento, idee, progetti, discussioni, confronto. Invece, tanto a destra che a sinistra per non parlare dell’amministrazione in carica, c’è solo il vuoto pneumatico. Povera Napoli, perché ti trattano così?

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.