Il primo effetto è stato quello della facile ironia a colpi di ‘meme’ sui social, di richiami all’autarchia di stampo fascista. Ma dietro il cambio di denominazione del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, che la nei presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto ribattezzare ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, c’è altro.

Il dicastero affidato a Francesco Lollobrigida, ex capogruppo di Fratelli d’Italia e cognato della premier, non si richiama espressamente al “sovranismo politico” che tanto piace alla destra italiana.

Non a caso anche nella vicina Francia, Paese guidato dal non-sovranista Emmanuel Macron, esiste un analogo “ministère de l’Agriculture et de la Souveraineté alimentaire” guidato dalla ministra Elisabeth Borne.

Il concetto di sovranità alimentare si richiama, volendo semplificare, ad una scelta contraria alla mercificazione del cibo basata sul profitto e alla volontà di proporre invece un modello basato sulla sostenibilità e sulla giustizia sociale applicata alle risorse alimentari.

Il concetto di “sovranità alimentare” si deve a Via Campesina, organizzazione internazionale non governativa fondata nel 1993 e composta da decine di piccole e medie organizzazioni di contadini provenienti da 80 Paesi. L’impegno dell’associazione, composta in particolare da donne provenienti da aree rurali e indigene, è per una agricoltura sostenibile contraria allo sfruttamento di territori e persone, ma soprattutto alle grandi multinazionali interessate solamente all’utilizzo intensivo di risorse alimentare per il proprio profitto.

Fatte queste premesse, nei prossimi mesi si vedrà in quale direzione si muoverà il governo Meloni e il ministero guidato da Francesco Lollobrigida sul tema. Secondo lo scrittore e attivista ambientale Fabio Ciconte, che ne ha parlato oggi per il quotidiano Il Domani, il concetto di sovranismo alimentare della Meloni è stato “declinato in chiave conservatrice e antiecologica, si scrive sovranità ma si legge sovranismo”.

Sul ‘nuovo’ Ministero si è espresso invece al Corriere della Sera Carlo Petrini. Per il fondatore di Slow Food è ancora presto per dare giudizi, anche se il “sovranismo alimentare” viene definito “la stella polare per affrontare la rigenerazione dell’agricoltura nel mondo”.

Il problema è capire come verrà declinato dal governo: “Se questa è una furbizia, lo si capirà subito. L’importante è non storpiare le parole né abusarne, come si fa oggi con la sostenibilità”. Perché “se il concetto lo si interpreta in chiave autarchica e anti europeista si sbaglia, perché l’Europa su questo concetto ha realizzato le denominazioni di origine protetta”.

Redazione

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