Ancora a manifestare davanti alla procura lunedì prossimo a Bergamo. Contro i medici e tutti gli altri. Ieri eroi, domani imputati. Non è eccessivo prevedere il prossimo futuro mediatico-giudiziario che sta per travolgere l’intero sistema sanitario italiano. Sono ormai centinaia in tutta Italia le denunce e gli esposti nei confronti di medici, infermieri, operatori delle Asl e di tutte le strutture governative e amministrative che hanno gestito l’emergenza Covid-19. Lunedì prossimo a Bergamo manifesteranno di nuovo quei parenti di malati che sono deceduti e che vengono considerati “vittime”, come se qualcuno avesse, in modo diretto o indiretto, contribuito alla loro morte. Sono ormai decine gli avvocati che insieme a qualcuno di questi parenti costituiscono Comitati che chiedono “verità e giustizia”. E le chiedono ai procuratori.

Quelli del Comitato “Noi denunceremo” dicono che porteranno lunedi 100 nuovi esposti e che ne stanno raccogliendo altrettanti in molte Regioni italiane: Emilia Romagna, Campania, Lazio, Puglia, per cominciare. Forse non si rendono conto del fatto che trasformare il dolore in vendetta proprio nei confronti di chi, come i medici e gli infermieri ma anche tutta quanta la struttura sanitaria, si è spezzata la schiena nei mesi scorsi per aiutare e curare, non porterà a niente di buono. E che non ci saranno né “verità” né “giustizia”. Perché non c’è nulla di oscuro da chiarire nella tragedia che ha colpito il mondo intero e non è giustizia ma giustizialismo accanirsi contro chi ha sacrificato se stesso per gli altri, anche se non sempre è riuscito a salvare tutti.

Ma se gli unici a muoversi per allestire il prossimo grande circo mediatico-giudiziario sono questi avvocati (non tutti in buona fede, visto che alcuni hanno sollecitato i parenti dei malati a darsi da fare) e qualche procuratore che si è mosso anche di propria iniziativa, quello che è totalmente assente è il Parlamento. Non perché non ci abbiano provato in molti, a tentare di correre ai ripari prima che il bubbone scoppi, ma perché le smanie punitive (ma che cosa gli hanno fatto da piccoli, a questi qui?) del Movimento cinque stelle hanno ucciso in culla qualunque progetto di cordone protettivo. Così, al posto di uno “scudo giuridico” che impedisca di mandare alla sbarra l’intero sistema sanitario, pubblico e privato, italiano, si è preferito delegare il compito di risolvere il problema a un bel “tavolo tecnico”. Un po’ come si faceva una volta, quando non si voleva affrontare un problema politico e si organizzava un bel gruppo di studio.

Possiamo dire che ci troviamo davanti a un governo di irresponsabili e a un Parlamento imbelle? Dobbiamo dirlo. E spiace, perché proprio il senatore Andrea Marcucci, capogruppo del Pd al Senato, era il primo firmatario di un emendamento al decreto Cura Italia che era una sorta di provvedimento emergenziale al contrario, cioè in chiave garantistica invece che di inasprimento delle pene come sono sempre state le leggi emergenziali. Proteggere dal dolore trasformato in rabbia tutti quelli che, davanti a qualcosa di terribile ed enorme che ci ha colpiti, si sono rimboccati le maniche e con grande abnegazione hanno curato e salvato le vite, è un dovere del Parlamento. Di tavoli tecnici e commissioni di studio affogate nel nulla è piena la storia. Nel frattempo chi aiuterà i sanitari a vincere la tentazione di rintanarsi nella “medicina difensiva” e a coprirsi le spalle con un eccesso di esami e controlli (e spesa pubblica) prima di osare anche solo una diagnosi?

La storia giudiziaria della nostra sanità ci dice che, nonostante il codice penale preveda anche la responsabilità della colpa lieve, il 90% degli operatori sanitari viene prosciolto o assolto nel processo. Ma non va dimenticato che ormai da trent’anni prima di arrivare in un’aula giudiziaria le cause si svolgono sui giornali, nelle televisioni e con particolare ferocia ultimamente sui social. È questo il rischio che un Governo responsabile e un Parlamento cui andrebbero restituiti i poteri da tempo scippati dall’esecutivo dovrebbero evitare nell’immediato. E non con i tempi assurdi dei tavoli tecnici.

Lo hanno capito, prima e meglio, alcuni prestigiosi giuristi. Il Procuratore generale di Bologna Walter Giovannini che già tre mesi fa, intervistato da La Verità, aveva proposto la depenalizzazione dell’ipotesi colposa nella responsabilità del personale sanitario come norma generale e non relativa solo all’eccezionalità di questo periodo. Sempre negli stessi giorni, dalle colonne della Stampa, il professor Vladimiro Zagreblesky proponeva addirittura una sorta di amnistia, che al termine dell’emergenza-virus funga da sanatoria, come fu quella del ministro Togliatti dopo il secondo conflitto mondiale. Ipotesi che non convince il procuratore Giuseppe Pignatone, se non è un suo omonimo colui che ha vergato un lungo ragionamento, sullo stesso quotidiano torinese, due giorni fa. Il magistrato propone al Parlamento di legiferare in via d’urgenza sul terreno penale per “limitare la responsabilità degli operatori sanitari alla sola ipotesi di colpa grave per i reati di omicidio e lesioni colpose”, con un limite temporale legato al periodo dell’emergenza Covid-19.

Questo per quel che riguarda i singoli. E per quel che attiene anche ai responsabili delle strutture sanitarie e amministrative, nei cui confronti si potrebbero ipotizzare carenze organizzative o gestionali? Scelte del legislatore, conclude Pignatone. Ma rivela il suo pensiero quando, pur citando il Presidente Mattarella, che a Bergamo ha invitato a riflettere anche sulle nostre carenze, mette in guardia dal populismo penale come definito dalle parole di Papa Francesco: «La convinzione che attraverso la pena pubblica si possano risolvere i più disparati problemi sociali». Possiamo fare a tutti noi i migliori auguri per l’autunno? Se si prepara il circo mediatico-giudiziario ne vedremo delle belle. Anzi, di molto brutte.