Alessandro de Guelmi, veterinario, ha affermato, riguardo a m49 l’orso in fuga da qualche giorno, che «se l’orso è veramente pericoloso va abbattuto» dato che «non è dignitoso rinchiuderlo a vita, prima in una gabbia, poi in un recinto». Sì, ammazzate M49, ha detto proprio questo, scatenando maledizioni che gli sono arrivate addosso dai social. Una fiera irredimibile per non nuocere all’uomo può essere solo uccisa. Un ragionamento estremo, cinico, ma non ipocrita: la sicurezza totale rispetto a un pericolo la si ottiene con la cancellazione della minaccia. In fondo è ciò che ha chiesto per sé stesso il carcerato catanese Turi Cappello, da più di vent’anni ingabbiato negli esigui metri quadri del 41bis. In fondo è ciò che ha chiesto la signora Immacolata per il marito, Cutolo, che sta squagliando tutta la cera della sua candela: goccia a goccia, in una sofferenza bollente e lentissima.

È un tema antico questo, dell’uomo: sul suo diritto di controllare i fattori di disequilibrio, sulla sua propensione a cautelarsi dagli eventi che ne minacciano la tranquillità. Il sogno è vano, perché ci sarà sempre un prodotto della natura che sfuggirà al controllo. Ma l’uomo insiste, tenta il dominio su fatti ed esseri viventi. Il dottor De Guelmi svela una verità bruciante: le ripetute fughe dell’orso m49 testimoniano la sua insofferenza per la prigionia, per lui la vita dietro le sbarre è senza dignità, meglio morire. Forse, davvero, se l’orso avesse voce, chiederebbe di essere ucciso se per vivere deve stare ai ceppi. E forse gli uomini in fuga lanciano lo stesso messaggio. Chissà Grazianeddu Mesina, il re del Supramonte, che messaggi lancia con le sue innumerevoli fughe? Nascosto in qualche grotta a dire che è meglio di Papillon. Comunque la si pensi, qualunque delitto si sia commesso, c’è qualcosa che commuove nel tentativo di esalare l’ultimo respiro all’aria aperta.

Comunque la si pensi, ci sono occasioni di umanità in cui il controllo diventa disumano e ci si potrebbe abbassare dalla statura di Dio, prendendosi il rischio, correndo il pericolo. L’orso M49, intanto, scappato dal recinto di Casteller, dopo aver abbandonato la Marzola si trova ora sulla catena del Lagorai, il radiocollare che lo spia testimonia che da 24 ore staziona in Alta Val dei Mocheni, fra il lago di Erdemolo e la Valcava, la zona la conosce bene perché ci era passato durante la prima fuga. Il sindaco di Palù del Fersina, Stefano Moltrer, ha chiesto per lui la morte. Per contenere i suoi istinti di libertà gli sono stati somministrati farmaci castranti. Un po’ ha cominciato a morire quando, essendolo, ha deciso di assecondare la sua natura di orso. E forse in questa società amare l’aria libera è un delitto che segna l’esistenza, per tutti, bestie e uomini. E per tutti, bestie e uomini, pochi metri quadri di cella non ci somigliano nemmeno alla dignità.