Con Daniele Compatangelo ho condiviso più di tre anni di lavoro: le edizioni de L’Aria che tira delle ultime tre stagioni. Questa è stata sicuramente la stagione più entusiasmante, anche per lo scoop che Daniele Compatangelo ha realizzato e che abbiamo mandato in onda in esclusiva, in una puntata memorabile. Daniele Compatangelo aveva due caratteristiche straordinarie. La prima è che era un giornalista vecchio stile, acceso H24, con fonti di primissimo piano. Soprattutto, era un giornalista per nulla snob, dotato di un grande understatement, ironico e – questa è la cosa più bella – non ideologico. Oggi il giornalismo è molto ideologico, trumpiano o antitrumpiano, e anche le cose talvolta corrette fatte dall’amministrazione americana vengono comunque dipinte come il male assoluto.

Diciamo che Compatangelo era uno dei pochi giornalisti accreditati alla Casa Bianca – e non era una cosa da poco – ad avere fonti di primissimo piano. Aveva un rapporto diretto con Rubio, prima ancora che diventasse segretario di Stato americano, e ovviamente anche con Trump, essendo uno dei cinque giornalisti ad avere il suo numero di cellulare privato. Ma, al di là di questo, era forte il suo approccio alle notizie: molto americano, molto pragmatico e basato sui fatti e sulle cose che gli venivano riferite, senza poi colorarle con proprie chiavi di lettura o analisi. Era molto secco, netto, pulito: la notizia prima di tutto, senza ideologia. In un mondo in cui anche il giornalismo si piega a dare giudizi, era sempre molto dritto, diretto: faceva le domande, aveva le notizie. Senza mai una visione preconfezionata. A me questo piaceva moltissimo.

E poi mi piaceva il rapporto che avevamo, con una chat sempre ricca di battute e aneddoti. Lui mandava costanti aggiornamenti sulle cose più importanti che accadevano, dal punto di vista politico, alla Casa Bianca e non solo. Aveva una conoscenza approfondita del governo americano, partecipava a tutti i ricevimenti, era veramente acceso H24. Potevi mandargli un messaggio a qualunque ora del giorno o della notte, secondo il fuso orario italiano, ed eri più che sicuro che ti avrebbe risposto. Si svegliava alle quattro del mattino, si preparava e arrivava a Washington, alla Casa Bianca. La sala stampa apriva alle sei e lui era il primo ad arrivare. Soprattutto, era uno che stava alle gag, alle situazioni. Gli piacevano anche le gag che costruivo con lui in diretta, le battute. Era una persona che non si è mai presa troppo sul serio, pur essendo un grandissimo professionista. Anche dopo uno scoop mondiale come quello che aveva realizzato, conservava sempre il suo sguardo, la sua battuta. Insomma, veramente un compagno di viaggio straordinario. Perdo un amico e, soprattutto, un grande punto di riferimento da Washington. Non è cosa da poco trovare corrispondenti freelance come lui, con i quali si crea anche un’amicizia, capaci di raccontare un Paese senza ideologia.

David Parenzo

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