L’ennesima dichiarazione che sa di populismo, che per far presa prova ad aggrapparsi al senso di insicurezza dei cittadini. Ma quel senso di insicurezza deriva da altro, e non potrà essere sanato lasciando inalterato il sistema giustizia, votando No ai referendum e lasciando la magistratura ancora libera di gestire strapotere e correnti. Invece Luigi de Magistris, ex magistrato, ex sindaco di Napoli e nei mesi scorsi con l’ambizione di creare un movimento politico, sostiene che il problema della criminalità sia legato a questi referendum e che le manette giustizialiste possano dare più sicurezza ai cittadini.

Praticamente non vuole che si cambi quel sistema che, in vigore da anni, in questi anni non si è rivelato efficace contro la stessa criminalità di cui parla de Magistris, diventata sempre più radicata sul territorio, e ha acuito invece di risolverlo il senso di insicurezza diffuso tra i cittadini. «Con la vittoria del Sì si potrebbero creare “situazioni molto gravi”, criminalità organizzata e criminalità comune una bottiglia la stappano», sostiene l’ex sindaco nelle dichiarazioni rilasciate all’agenzia AdnKronos commentando il quesito sui limiti agli abusi della custodia cautelare. Poi però ricalibra, aggiusta il tiro.

«I quesiti pongono delle questioni anche giuste, ma nella maniera sbagliata, nel senso che per affrontare quei temi c’è bisogno di leggi, e soprattutto se dovessero vincere i Sì, in particolare su alcuni quesiti, il giorno dopo ci potrebbero essere delle situazioni a mio avviso molto gravi. Penso alla custodia cautelare. È vero che c’è in alcuni casi un abuso, ma è un tema che non attiene tanto alla norma quanto alla sua interpretazione. Però cancellare o ridurre enormemente la possibilità di applicare una misura cautelare in caso di pericolo di reiterazione del reato, significa che il giorno dopo ci potrebbero essere casi di estrema gravità su cui la magistratura non può intervenire». Quindi i quesiti sono giusti, l’abuso delle manette esiste ma lui propone di votare No e aspettare un’iniziativa della politica che finora non c’è stata e per questo si è arrivati ai referendum (votare Sì è il segnale da dare alla politica affinché intervenga per cambiare alcuni meccanismi del sistema giustizia).

Insomma che confusione! Quanto al quesito sulla legge Severino, “la stessa legge Severino – sottolinea de Magistris -, di cui sono stato vittima ingiusta, va riformata, quindi pongo la serietà dei temi posti dai quesiti, non banalizzo la questione. Ma se dovessero passare i Sì ci potremmo trovare di fronte a delle situazioni assolutamente e gravemente inopportune, casi anche di persone che hanno subìto una condanna, seppur non definitiva, per reati gravi, che si possono trovare a ricoprire cariche significative. Dunque la Severino va riformata ma in maniera diversa». E allora se va riformata bisognerebbe votare Sì. Altra confusione…

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).