Il Sultano al “suq” di Bruxelles. Quella del 9 marzo è stata una serata molto intensa per il presidente turco Recep Tayyp Erdogan. Una serata, prolungatasi nella notte, di incontri ai massimi livelli sia in ambito NATO che dell’Unione Europea. Il “diplomatichese”, criptico linguaggio in uso nelle relazioni internazionali, mostra l’essenza delle cose negli aggettivi. Il resto, son chiacchiere. Definire “schietta” la conversazione con Erdogan da parte dei leader dell’UE vuol dire che il “ricatto” del Sultano non ha dato i risultati sperati da parte turca. Una conferma in proposito viene dalla scelta di Erdogan di andare direttamente all’aeroporto anziché tenere una conferenza stampa con il presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, e quello del Consiglio europeo, Charles Michel. «È chiaro che abbiamo i nostri disaccordi, ma abbiamo parlato francamente. È stata una bella conversazione», ha dichiarato Von der Leyen. Charles Michel ha invitato la Turchia a “rispettare gli impegni” derivanti dall’accordo del marzo 2016, che prevede che i migranti rimangano in Turchia, in cambio di aiuti finanziari europei.

Erdogan e i due leader europei hanno incaricato il ministro degli esteri dell’UE Joseph Borrell e il suo omologo turco Mevlut Cavusoglu di «chiarire l’attuazione dell’accordo» UE-Turchia «per essere certi» che entrambe le parti abbiano «la stessa interpretazione», ha detto Michel. Ma contro il “ricatto” di Ankara, e il pugno di ferro greco, si pronunciano decine di Ong e associazioni umanitarie italiane ed europee con un appello al «Parlamento europeo e ai gruppi politici che rappresentano i cittadini e le cittadine dell’UE affinché venga fermata la violenza e l’uso della forza contro persone inermi al confine tra UE e Turchia e venga ristabilita la legalità e il rispetto dei diritti umani, in primo luogo il diritto di asilo. Quanto sta succedendo – rimarca l’appello indirizzato al presidente dell’Europarlamento David Sassoli e alla presidente della Commissione europea Ursula von der Layen – è frutto di scelte sbagliate fatte con l’obiettivo di esternalizzare le frontiere e impedire alle persone in fuga da guerre e persecuzioni di arrivare in Europa per chiedere protezione».

Ed ancora: «L’accordo siglato nel marzo 2016 con la Turchia di Erdogan oltre che sbagliato è controproducente. I Governi e le istituzioni europee hanno fornito alla Turchia un’arma di ricatto che consente di usare le persone come fossero merce, cancellando la nostra storia, i principi delle costituzioni europee e la civiltà del diritto». «Il Parlamento Europeo intervenga per riaffermare il principio di non refoulement che in questo momento viene cancellato alla frontiera greco turca, il diritto d’asilo e il diritto all’accoglienza delle persone che arrivano alle nostre frontiere a chiedere protezione». Erdogan, però, non molla. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron saranno martedì prossimo (il 17 marzo) a Istanbul per incontrare il presidente turco e discutere della crisi dei migranti. Lo ha annunciato lo stesso presidente turco, aggiungendo che potrebbe prendere parte all’incontro anche il premier britannico Boris Johnson. Dell’Italia non c’è notizia. Siamo fuori dal “suq”. Il Sultano non ci considera.

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.