Ora che non risulta più tra iscritti di Rousseau l’obiettivo è sempre più chiaro: coagulare il malcontento all’interno del Movimento 5 Stelle, reso evidente dalla spaccatura nei gruppi parlamentari di Camera e Senato sul voto di fiducia al governo Draghi, formando un nuovo partito.

È questo l’obiettivo di Alessandro Di Battista, l’ormai ex pasdaran grillino che ha già iniziato la sua “campagna elettorale” via social, su Instagram, piattaforma che aveva già utilizzato per dichiarare, dopo il voto dello scorso 11 febbraio sulla piattaforma Rousseau che col 59% aveva detto sì a Draghi, che “da ora in poi non parlerò in nome del M5s, perché il M5s non parla a nome mio”.

“Sono uscito dal Movimento, vivo la mia vita, non mi occupo di correnti, scissioni, nuove forze politiche”, dichiarava solo pochi giorni fa il Che Guevara di Roma Nord, che in realtà sarebbe attivissimo nel reclutare i dissidenti grillini, gli espulsi che hanno votato in dissenso su Draghi, per formare un nuovo gruppo politico. 

Il nome sarebbe già pronto, “L’Alternativa c’è”, con l’’Italia dei Valori pronta a fornire il simbolo per la formazione dei gruppi parlamentari alla Camera e al Senato, ma tra gli stessi espulsi dal Movimento le posizioni sono variegate. C’è chi, come Barbara Lezzi e Nicola Morra, è pronto alla guerra di carte bollate contro i vertici del Movimento tra ricorsi e cause, con l’intenzione di rientrare al suo interno per guidare di fatto una corrente interna. Altri espulsi invece sarebbero pronti a mettere in campo addirittura una class action.

All’interno del Movimento i vertici si ‘leccano le ferite’ riportate nella guerra interna con i dissidenti. Luigi Di Maio e soprattutto l’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede starebbero pressando Giuseppe Conte: l’ex presidente del Consiglio è visto come “l’uomo della provvidenza” per salvare un Movimento allo sfascio, ma la rottamazione della figura del capo politico e l’introduzione del direttorio a cinque limitano le possibilità che Conte possa prendere in mano il destino dei 5 Stelle.

Lo stesso Conte inoltre al momento guarda con sospetto l’idea di prendere in mano la grana grillina: “Chi me lo fa fare”, è il ragionamento dell’avvocato pugliese, di entrare ufficialmente in un partito allo sbando? Pur di compattare il Movimento sulla sua figura, ancora apprezzata dagli italiani secondo i sondaggi, i vertici sarebbero anche pronti all’ennesima modifica allo Statuto, introducendo magari una figura simile a quella di un presidente per scavalcare il direttorio.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia