Il ministro degli Esteri, in un’ intervista al Corriere della sera pubblicata ieri, sostiene di non voler parlare più di Matteo Salvini, dice «di non averne più voglia». Infatti non parla di lui, ma parla come lui… forse solo un po’ peggio.
Il giorno dopo il voto del Senato che ha dato il via libera all’autorizzazione a procedere, Luigi Di Maio spara a zero sui migranti proprio come fa il suo ex collega di governo che ora i Cinque stelle hanno mandato a giudizio, nonostante ne condividano più di qualche idea. Sicuramente le condivide l’attuale ministro degli Esteri che fa anche un passino in più. Dice infatti che «noi non dobbiamo pensare a come fermare gli sbarchi, ma a come bloccare le partenze. Questo è il nodo che stiamo affrontando già a livello governativo».

«Bisogna lavorare subito – spiega meglio – ad un accordo con le autorità tunisine affinché sequestrino in loco e mettano fuori uso i barchini e i gommoni utilizzati per le traversate, perché le imbarcazioni che stanno arrivando sono di questo tipo qui, cosiddette fantasma». L’emergenza per Di Maio non sono i diritti delle persone che fuggono da guerre e povertà o dalle torture come sta accadendo in Libia. Non è neanche il fatto che coloro che arrivano finiscono stipati in centri senza che vengano rispettate le misure di sicurezza imposte dal virus. Il problema sono queste persone, che abbandonate a se stesse, senza alcuna assistenza umanitaria e sanitaria, costituirebbero un rischio per gli italiani. Insomma in linea con la peggiore propaganda sovranista.

Del resto è difficile pensare che i Cinque stelle siano diversi da quelli che un anno fa erano pappa e ciccia con la Lega. In 12 mesi di governo con il centrosinistra non hanno toccato nulla delle misure simbolo dell’esecutivo giallo-verde. Nulla. Né i decreti sicurezza, nonostante ci sia stata anche una richiesta avanzata dal Quirinale. Né gli accordi con la Libia che l’altro giorno sono stati rinnovati, compreso il finanziamento della loro guardia costiera, a detta delle organizzazioni internazionali, vere e proprie bande di criminali, che infatti sparano e uccidono. Niente, non hanno toccato, niente. L’unica cosa che hanno fatto, durante il lockdown, è chiudere i porti… E sì, proprio così, hanno chiuso i porti come Salvini.

Difficile quindi non dare ragione, da questo punto di vista, al leader sovranista, quando continua a dire che sull’Open Arms «c’era l’accordo totale con Conte», supportato in questa sua dichiarazione anche da un illustre esponente di quel governo, Giovanni Tria. L’ex ministro dell’Economia e delle Finanze si è schierato contro la decisione dell’attuale maggioranza di mandare a processo Salvini: «Ho sentito parlare di interesse pubblico: per quel governo quello era interesse pubblico. L’informazione stava sui giornali, chi non era d’accordo poteva esprimersi. Non mi ricordo che qualcuno lo abbia fatto. La responsabilità è ovviamente collegiale e tirarsene fuori dopo, non è elegante».

Non solo non è elegante, ma è anche perlomeno contraddittorio visto che contestualmente si votano o si sostengono posizioni simili come fa Di Maio e i Cinque stelle in generale. Ma forse ancora più contraddittoria o incomprensibile è la posizione di chi con i 5 stelle ha condiviso il voto al Senato e che addirittura come il Pd intende fare accordi politici con i grillini per le prossime elezioni. Come si fa a far processare Salvini quando si condivide il governo con i 5 stelle che avevano e hanno le stesse posizioni? Come si fa a criticare il leader leghista quando non si toccano gli orribili decreti sicurezza? Come si fa a parlare di interesse pubblico quando si avallano i plotoni libici che sparano sui migranti? Come? I Cinque stelle non sono cambiati, sono sempre gli stessi.

Anche Salvini, è tornato sul luogo del delitto, al famoso Papeete che ne ha determinato le disgrazie. Chi è cambiato è invece quel centrosinistra che – a parte alcuni coraggiosi esponenti che dicono no agli accordi con la Libia e chiedono di cancellare i decreti sicurezza – sta vendendo l’anima al diavolo su un tema che dovrebbe essere nel suo Dna: l’accoglienza, i diritti. L’umanità.