Dieci minuti. È il tempo dedicato dai leader europei convenuti a Bruxelles alla discussione sul dossier migranti. Dieci minuti. E poi si passa ad altro. «Scandalo Ue». Parola che prendiamo in prestito da una dichiarazione del presidente del Parlamento europeo, David Sassoli.

Nella bozza di conclusioni del vertice Ue, che riguarda «la situazione della migrazione sulle varie rotte», si riconosce la necessità in alcuni casi «di una vigilanza continua e di un’azione urgente». Proprio questo senso di “urgenza” è stato inserito su insistenza dell’Italia. «Il Consiglio europeo ha discusso la situazione della migrazione sulle varie rotte – si legge nel documento -. Sebbene le misure adottate dall’Ue e dagli Stati membri abbiano ridotto i flussi irregolari complessivi negli ultimi anni, gli sviluppi su alcune rotte destano serie preoccupazioni e richiedono una vigilanza continua e un’azione urgente». Inoltre nella bozza si specifica l’obiettivo delle partnership e della cooperazione coni Paesi di origine e transito, finalizzata a «sostenere i rifugiati e gli sfollati nella regione, sviluppare capacità di gestione della migrazione, sradicare» il traffico di esseri umani, «rafforzare il controllo delle frontiere, cooperare in materia di ricerca e soccorso, affrontare la migrazione legale nel rispetto delle competenze nazionali, e garantire il rimpatrio e la riammissione».

Nessun impegno concreto, nessuna reale condivisione. «Sappiamo che la dimensione esterna è essenziale – ha affermato nel suo intervento il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli – e che soltanto insieme ai nostri partner potremo pensare di governare la mobilità delle persone, forzata o volontaria, nel rispetto dei loro diritti. Sappiamo però anche che la dimensione esterna da sola non basta se non sapremo darci una politica comune di immigrazione e asilo al nostro interno. Qual è la comune responsabilità davanti a questo fenomeno globale? Il Parlamento europeo sta lavorando alle misure contenute nel Patto per l’immigrazione e l’asilo e siamo pronti a negoziare in modo pragmatico e utile. Definire norme comuni per l’accoglienza delle persone allo sbarco, per il salvataggio in mare. Non possiamo rinviare a riflettere su vie regolari di immigrazione controllata, lavorare insieme su corridoi umanitari e sugli strumenti offerti dalla politica comune dei visti per tutelare chi fugge da persecuzioni e guerre e ha diritto alla protezione internazionale».

Per poi concludere: «Serve una politica comune di immigrazione e asilo al nostro interno». Il Consiglio «deve fare uno sforzo», perché «non possiamo continuare a non avere una politica europea» sui ricollocamenti. Quando avviene uno sbarco, succede che «la Commissione telefona» e chiede «chi può prenderne 50, chi può prendere i minori», ma la gestione di un fenomeno come «la migrazione può essere affidata ad un meccanismo così volontario? È un po’ scandaloso», rimarca Sassoli. E non è il solo scandalo consumatosi a Bruxelles. Nella bozza di conclusioni del vertice Ue, che riguarda “la situazione della migrazione sulle varie rotte”, si riconosce la necessità in alcuni casi «di una vigilanza continua e di un’azione urgente». Proprio questo senso di “urgenza” è stato inserito su insistenza dell’Italia. «Il Consiglio europeo ha discusso la situazione della migrazione sulle varie rotte – si legge nel documento -. Sebbene le misure adottate dall’Ue e dagli Stati membri abbiano ridotto i flussi irregolari complessivi negli ultimi anni, gli sviluppi su alcune rotte destano serie preoccupazioni e richiedono una vigilanza continua e un’azione urgente».

Inoltre nella bozza si specifica l’obiettivo delle partnership e della cooperazione con i Paesi di origine e transito, finalizzata a «sostenere i rifugiati e gli sfollati nella regione, sviluppare capacità digestione della migrazione, sradicare» il traffico di esseri umani, «rafforzare il controllo delle frontiere, cooperare in materia di ricerca e soccorso, affrontare la migrazione legale nel rispetto delle competenze nazionali, e garantire il rimpatrio e la riammissione». In generale, rafforzare gli accordi di partenariato con i Paesi di provenienza in Africa sul «modello turco», è stata la parola d’ordine. Per questo la Commissione ha messo sul tavolo un sostegno complessivo da 5,7 miliardi di euro che dovrebbe essere presto approvato. «Draghi – dice a Il Riformista Emma Bonino – ha fatto bene a ricordare ai suoi recalcitranti partner europei che è dal 2018 che di migranti si è smesso di parlare in Europa a quel livello. Detto questo – sottolinea la senatrice ed ex ministra degli Esteri – quello che è venuto fuori è l’esternalizzazione delle frontiere senza neppure sfiorare la questione della ripartizione. Sulla parte esterna, con l’invito a rafforzare gli accordi bilaterali, il meccanismo sembra un po’ farraginoso laddove sembra voler scaricare sulla Commissione e su “Mr.Pesc” questa patata bollente. Andiamo, facciamo, e poi lo scaricabarile».

La logica che sembra essere prevalsa nuovamente è quella “securitaria”. È così – riflette la leader Radicale – ma questo solo per quanto riguarda i confini esterni, perché all’interno, e di questo non si evita di parlare, la sicurezza la dà l’integrazione. Securitari, ma fuori. Al nostro interno, di regolarizzare queste persone per non lasciarle in mano alla criminalità neanche a parlarne. Tanto è vero che l’anno scorso, il decreto Bellanova per gli agricoli e le badanti, ha ricevuto 207mila richieste. Ad oggi, un anno dopo, le richieste verificate sono state 45mila. Per essere più credibili in Europa bisogna saper fare i compiti a casa, anche perché integrare le persone aumenta la sicurezza».

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.