Da Elmau, in Germania, per la conferenza stampa conclusiva del G7, Mario Draghi lancia l’ennesimo messaggio a Vladimir Putin, smentendo seccamente il numero uno del Cremlino. Lo Zar “non sarà presente al prossimo G20” in programma in Indonesia, al contrario di quanto fatto sapere da Mosca a proposito del summit in Indonesia del prossimo novembre.

Vladimir Putin ha accettato l’invito”, aveva detto il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov poche ore fa, citato dai media di Mosca. Ma da Elmau Draghi riferisce tutt’altro, citando quanto comunicatogli dallo stesso governo di Giacarta: “Sulla presenza del presidente Putin al G20, il presidente indonesiano Joao Widodo lo esclude, è stato categorico, non verrà. Potrà succedere un intervento da remoto, vedremo”.

A stretto giro l’agenzia russa Tass ha pubblicato una dichiarazione piccata dal Cremlino, secondo cui la partecipazione di Putin al G20 sarebbe stata confermata dopo l’invito indonesiano: “Non è Draghi a decidere se Putin parteciperà o meno“, hanno dichiarato da Mosca.

Un capitolo della conferenza di fine summit Draghi la dedica alla questione delle sanzioni contro la Russia che, come ampiamente prevedibile, stanno facendo sentire i loro effetti anche sulle economie occidentali. Eppure, spiega il presidente del Consiglio, queste sono “necessarie per portare la Russia al tavolo negoziale” perché “non c’è pace se l’Ucraina non riesce a difendersi”.

Per questo il G7 “sosterrà l’Ucraina per tutto il tempo necessario” perché “i massacri dei civili continuano e c’è bisogno di proteggere la popolazione”, come richiesto ieri anche da Zelensky in videocollegamento con gli stessi sette grandi della Terra, ai quali ha chiesto aiuto “nel conflitto e nella ricostruzione”.

Proprio sul conflitto Draghi ha anche citato un africano, “Quando gli elefanti lottano, è l’erba che soffre”. L’andamento della guerra, ha sottolineato il premier, vede “un progresso dei russi costante, una delle cose che ha detto Zelensky è che dovrà partire il contrattacco ed è fiducioso che possa riuscire”, anche perché “le cose non sono andate come avrebbe voluto Putin”.

Draghi ha quindi definito “difficile” fare previsioni sulla durata della guerra in Ucraina, ma quel che è certo secondo il presidente del Consiglio è che “serve la fermezza al sostegno, poi se c’è margine per i negoziati siamo qui”.

Sull’altra crisi che sta colpendo l’Ucraina, quella del grano, il premier ha fatto riferimento ad un possibile accordo tra Kiev e Mosca. “Il segretario generale dell’Onu Guterres a proposito del piano per il grano ha usato le parole ‘siamo oramai vicini al momento della verità’ – ha detto Draghi – L’obiettivo è quello di capire se Ucraina e Russia vorranno sottoscrivere un accordo che permetterà al grano di uscire dai porti”, anche perché “la situazione va sbloccata in tempi rapidi per immagazzinare il nuovo raccolto“.

Altra questione ‘economica’ trattata dal presidente del Consiglio è stata quella riguardante la crisi energetica provocata da speculazione internazionale, sanzioni contro Mosca e chiusura dei ‘rubinetti’.  “Tutti i leader concordano sulla necessità di limitare i finanziamenti a Putin, ma anche di rimuovere la cause dell’inflazione“, ha detto il premier evidenziando le due facce della stessa medaglia . Per questo, ha ricordato Draghi cavalcando un suo cavalla di battaglia, “abbiamo dato mandato con urgenza ai ministri su come applicare un price cap sul gas e sul
petrolio
“.

Redazione