Non c’è solo l’attuazione del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, a logorare i rapporti tra il presidente del Consiglio uscente Mario Draghi e quello ‘in pectore’, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Tra il partito uscito vincitore delle elezioni del 25 settembre e il premier un nuovo fronte di scontro si è aperto per un provvedimento passato sotto traccia, approvato nel Consiglio dei Ministri tenuto lo scorso mercoledì 5 ottobre.

Si tratta della “strategia nazionale Lgbt+”, un piano che prevede una serie di “azioni vincolanti” da prendere nel prossimo triennio, fino dunque al 2025, anche per il prossimo esecutivo di destra. Al suo interno ci sono, ad esempio, i congedi parentali per i genitori dello stesso sesso e incentivi alle aziende che assumono transgender.

Ma, come noto, sui diritti civili le posizioni della destra italiana non sono di ‘apertura’, per usare un eufemismo. Nel corso della campagna elettorale Giorgia Meloni aveva sottolineato, anche per rassicurare in particolare sulla questione dell’aborto e dei diritti delle persone Lgbt+, che “non si toccano i diritti acquisiti”.

Per il resto la linea è chiaramente diversa. Così non sorprende se l’approvazione della “strategia nazionale Lgbt+” è stata vista dal partito come uno sgarbo da parte dell’esecutivo uscente. A dirlo chiaramente è Eugenia Roccella, deputata di FdI ma soprattutto portavoce dei Family Day. “Non si possono prendere impegni per il governo successivo”, spiega l’esponente del mondo ultracattolico, annunciando che la prossima maggioranza di centrodestra in Parlamento “è pronta a riprendere in mano tutto da capo. Con la nostra linea”.

Dall’esecutivo ancora in carica è invece la ministra delle Pari Opportunità Elena Bonetti a difendere il provvedimento preso nell’ultimo CdM. A Repubblica l’esponente di Italia Viva sottolinea che la strategia nazionale Lgbt+ è stata chiesta dall’Europa “anche ai fini di finanziamenti per progetti specifici”.

Per la ministra si tratta di un “passaggio importante frutto di un lavoro condiviso tra regioni, comuni e associazioni. È una strategia nel solco di quella europea a tutela dei diritti e della dignità della persona. Poca ideologia e tanta concretezza. Mi auguro che il nuovo governo accolga questa eredità, il Piano nazionale infanzia e adolescenza, il contrasto alla violenza sulle donne, il contrasto alla pedofilia, il piano per la parità di genere. Non è che si riparte da zero, il paese ha fatto passi avanti condivisi, bisogna essere all’altezza”.

Cosa c’è nel piano

La strategia nazionale Lgbt+ recepisce la raccomandazione CM/Rec (2010)5 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa che si impegna a tutelare i diritti della comunità Lgbt promuovendo la parità di trattamento e un piano operativo contro le discriminazioni.

La Strategia Nazionale individua quattro assi strategici di intervento. Per ognuno, sono stati messi in luce gli obiettivi e le misure da attuare: educazione e istruzione, in particolare per ciò che concerne la prevenzione e il contrasto dell’intolleranza e della violenza e del bullismo omofobico e transfobico; lavoro, per ciò che attiene la discriminazione nell’accesso al lavoro e le condizioni di lavoro, differenziando tra la situazione di persone gay e lesbiche rispetto a quella delle persone transessuali e transgender; in particolare attenzione è posta al problema della “visibilità” di queste ultime, nonché alla promozione di politiche di diversity management e di azioni positive finalizzate all’inclusione socio-lavorativa; sicurezza e carceri, in relazione alla sicurezza e alla protezione dalla violenza delle persone LGBT e alla prevenzione e contrasto dei “crimini d’odio”, con particolare attenzione alla informazione e sensibilizzazione delle Forze dell’Ordine e del personale dell’amministrazione penitenziaria; media e comunicazione per il contrasto degli stereotipi e dei pregiudizi nella rappresentazione delle realtà LGBT, che alimentano l’intolleranza, la discriminazione e la violenza, con particolare attenzione al contrasto del cosiddetto “discorso d’odio”.

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Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia