Oggi e domani si tiene a Genova la VI Conferenza Nazionale sulle droghe convocata dal Governo Draghi e coordinata dalla Ministra Fabiana Dadone. Mancava da 12 anni. La V Conferenza si tenne a Trieste nel marzo 2009 mentre a Vienna sedeva la Commissione Droghe dell’Onu che raccoglieva i cocci del rilancio proibizionista dell’allora vice-segretario generale delle Nazioni unite Pino Arlacchi, il quale nel 1998 aveva convocato una sessione speciale dell’Assemblea generale con lo slogan: “Un mondo senza droga è possibile”. Quello di Trieste è stato l’unico incontro istituzionale dedicato alle droghe nel nostro Paese, avendolo voluto Carlo Giovanardi non meraviglia che non sia passato alla storia né che sia stato disertato da chi non la pensa(va) come lui.

Secondo il Testo Unico sugli stupefacenti del 1990, ogni tre anni deve essere organizzato un incontro inter-ministeriale «per offrire al Parlamento tutti gli strumenti e le informazioni necessarie per cambiare la legislazione antidroga e adottare il nuovo piano d’azione sulle dipendenze». L’incontro del 2009 arrivava dopo un’altra Conferenza di matrice proibizionista organizzata militarmente a Palermo nel 2005 e seguiva di tre anni la legge, nota come “Fini-Giovanardi”, che aveva equiparato droghe “leggere” e “pesanti” introducendo pene molto severe per condotte senza vittime che in poco tempo hanno fatto straripare le patrie galere. Pandemia a parte, anche per quanto riguarda le droghe il mondo è molto cambiato, il consenso proibizionista globale ispirato dalle Convenzioni delle Nazioni unite non è più granitico. Da anni infatti gli approcci alla questione si dividono in tre macro-direzioni: regimi autoritari con colpi di coda di guerra alla droga cruenti, come nelle Filippine o in Thailandia, Russia, Iran, Iraq e Arabia Saudita, dove carcere, pena di morte ed esecuzioni extra-giudiziarie restano la risposta; paesi dove la guerra alla droga degli anni ‘80 e ‘90 è stata sanguinaria, Stati uniti o America latina, che hanno avviato revisioni strutturali arrivando a regolamentazioni legali della cannabis in Uruguay, Canada e in 19 stati degli USA, oltre che cambi in Messico, Colombia, Argentina e Giamaica; paesi dove si fa finta che il problema non esista, salvo stracciarsi le vesti per morti tragiche o confische enormi e recuperare vecchie parole d’ordine, come in Italia.

Le statistiche del Centro europeo per le droghe e le dipendenze segnalano che in Italia oltre un terzo della popolazione ha provato una sostanza illecita e che circa otto milioni di persone usano prodotti proibiti in modo abituale. Da 12 anni il Libro Bianco sulle Droghe, prodotto da organizzazioni della società civile, documenta che in 30 anni 1.3 milioni di persone sono state segnalate ai Prefetti, che oltre un terzo dei detenuti è in carcere per reati connessi alle droghe e che annualmente vengono aperti oltre 250.000 procedimenti per violazioni della legge 309/90. Dati che non rientrano nella Relazione che il Governo invia al Parlamento annualmente. Calata in questo contesto, la VI Conferenza Nazionale avrebbe dovuto essere organizzata con un preventivo lavoro di aggiornamento delle dimensioni nazionali e globali del fenomeno e, solo successivamente, avrebbe dovuto promuovere approfondimenti tematici in dialogo con esperienze indipendenti, prendendo atto fattivamente del quadro politico e culturale molto diverso da quello in cui fu adottata la legge 31 anni fa e quello in cui fu convocato l’incontro del 2009.

Lo slogan che promuove la Conferenza di Genova è un generico “Oltre le fragilità”. Se è indubbio che attorno alle droghe vi siano problemi anche connessi a esistenze o aiuti fragili, è difficile ipotizzare che tra le fragilità da superare non ci sia l’impianto proibizionista e punizionista della legge 309/90 – un’architettura con decine di condotte illecite che in tre decenni non hanno ridotto o contenuto il fenomeno, anzi, se possibile, hanno contribuito ad aggravare le condizioni di vita di chi consuma e di chi si fa carico di fornire assistenza a chi sviluppa usi problematici.
La plenaria della Conferenza vede molte e molti Ministri, in teoria competenti in materia ma in pratica assenti dal dibattito o, se presenti, con posizioni di retroguardia. Sarà interessante ascoltare il Ministro Orlando che nel 2016 alla Sessione speciale dell’ONU rappresentò l’Italia rompendo le pessime alleanze create dal nostro paese colà.

Oltre ai rappresentanti delle istituzioni ci saranno anche le “restituzioni” dei sette gruppi di lavoro che hanno prodotto instant book al termine dei tavoli tecnici. Sicuramente qualcosa di “nuovo” ci sarà ma difficilmente offrirà al Parlamento «tutti gli strumenti e le informazioni necessarie per cambiare la legislazione antidroga e adottare il nuovo piano d’azione sulle dipendenze». Per questo ci siamo portati avanti col lavoro presentando un referendum che indica la strada per una regolamentazione legale intanto della cannabis.

Marco Perduca, Riccardo Magi