Eric Zemmour, il polemista di estrema destra francese, ha ufficializzato la sua candidatura per le elezioni presidenziali del prossimo aprile. L’ex opinionista televisivo, con molteplici condanne per incitamento all’odio, ha ufficializzato la sua corsa all’Eliseo con un video diffuso sui social network nel quale legge un testo parlando davanti a un grande microfono: nel lungo video intitolato “Il tempo di agire”, il giornalista è seduto a una scrivania con un microfono radiofonico vintage, tiene in mano il foglio del discorso ed è inquadrato leggermente di sbieco.

La posa evoca le immagini dei discorsi radiofonici che il Generale De Gaulle pronunciava nel 18 giugno 1940 negli studi della Bbc di Londra, mentre esortava la Francia a schierarsi contro la Germania nazista. Ma il messaggio è ben lontano da quello dello statista.

Nel video, che dura dieci minuti, Zemmour legge ai francesi una lettera dai toni drammatici e nostalgici: “Non è più tempo di riformare la Francia ma di salvarla”, è il manifesto dell’esponente di estrema destra.

Retorica sovranista

Nel filmato, Zemmour, accompagnato dalla sinfonia n.7 di Beethoven, pronuncia un discorso di orgoglio nazionale e di restituzione della Francia ai francesi, ma cita anche la grandezza passata del Paese, che viene contrapposta al decadimento degli ultimi decenni.

“Cari compatrioti, da anni un sentimento vi attanaglia, vi opprime, un sentimento strano e penetrante di aver perso il possesso (del Paese, ndr). Camminate per le strade delle vostre città e non le riconoscete, guardate la televisione e vi parlano in una lingua strana e, per dirla tutta, straniera”, esordisce Zemmour.

Non c’è dubbio che il video sia indirizzato in particolare a un pubblico anziano: il filmato nostalgico fa leva sul problema della sicurezza, che nessun candidato trascura, compreso lo stesso presidente Emmanuel Macron, che non ha ancora annunciato la sua candidatura la quale però è scontata.

Facendo scorrere immagini relative a episodi di violenza davanti a una scuola, in un pronto soccorso, nella metropolitana e in altri luoghi pubblici, Zemmour osserva: “Avete l’impressione di non vivere più nel Paese dove siete cresciuti”. A quel punto vengono mostrate immagini della Francia degli anni Cinquanta e Sessanta di bambini che giocano serenamente e di persone di buon umore che camminano per strada.

Il controverso opinionista ultraconservatore cita quindi una sfilza di personaggi storici che hanno fatto la storia del Paese: da Giovanna d’Arco a Luigi XIV, da Napoleone a De Gaulle a Victor Hugo e Chateubriand, Pascal, Cartesio, La Fontaine, Moliere, Voltaire, Rousseau, Pasteur, fino ad attori come Alain Delon e cantanti come Johnny Hallyday. “Il nostro Paese – prosegue il giornalista candidato – è quello del Concorde e delle centrali nucleari, il Paese che ha inventato il cinema e l’automobile. Quel Paese di cui i vostri figli hanno nostalgia senza nemmeno averlo conosciuto”.

E nel sottolineare che la Francia appartiene ancora ai francesi, ha lanciato un attacco contro “le teorie del gender e le esperienze egualitarie”, i tecnocrati di Bruxelles e “i giudici che si sostituiscono al governo del popolo”, che rischiano di erodere i principi fondanti del Paese.

Zemmour, dopo mesi in cui aveva di fatto già cominciato la campagna elettorale con il pretesto di presentare il suo ultimo libro, spiega nel video di aver cercato invano un politico che potesse lottare per far tornare la Francia come era in passato, “ma dato che non ho trovato nessuno, come voi, ho deciso di prendere il destino in mano”. E continua spiegando che si candida “perché le vostre figlie non debbano portare il velo (islamico, ndr) e perché i vostri figli non siano sottomessi”. “Non ci faremo sostituire”, continua.

Il video si conclude con la solita frase con cui tutti i leader francesi concludono il loro intervento: “Viva la Repubblica e viva la Francia!”, ma con una modifica non indifferente: “Viva la Repubblica e, soprattutto, viva la Francia!”.

In calo nei sondaggi

L’annuncio della candidatura era atteso per domenica prossima, allo Zenith di Parigi, dove l’ormai candidato terrà un comizio. Negli ultimi giorni era circolata la notizia che i suoi collaboratori gli suggerivano di anticipare l’annuncio alla luce della battuta di arresto che ha registrato nei sondaggi.

Zemmour è anche stato protagonista molto criticato la scorsa settimana per un episodio durante una trasferta a Marsiglia: il polemista ha infatti replicato a una manifestante che gli ha mostrato un dito medio con un altro dito medio, aggiungendo: “E profondamente”.

Il gesto è stato immortalato dalle decine di fotogravi e videomaker presenti. Le reazioni sono arrivate a pioggia: “L’ho trovato crepuscolare”, ha affermato la sua principale rivale, Marine Le Pen, presidente del Rassemblement National. Le Pen, che con Zemmour condivide lo stesso approccio nazionalista, si era però mostrata scettica rispetto a una possibile alleanza con lui. Intervistata da una radio nazionale, la sovranista ha detto: “Non ho mai voluto tanto che si unisca a me. Auspicavo che non fosse candidato. Penso che disperda i voti necessari al risollevamento del Paese. Non porta nulla”.

Più dure le parole usate da diversi esponenti politici per descrivere Zemmour. “E’ un Trump ordinato su Wish”, ha invece detto il portavoce del governo, Gabriel Attal, riferendosi all’ex presidente Usa e alla piattaforma di e-commerce. E per il ministro dell’Interno, Gerald Darmanin, molto vicino al presidente Emmanuel Macron, è semplicemente “assolutamente ignobile”.

Ma il polemista di estrema destra non è tra i favoriti. L’attuale presidente Emmanuel Macron è dato in testa al primo turno delle elezioni presidenziali 2022, davanti a Le Pen e a Zemmour. Stando a un sondaggio Harris Interactive riportato dalla France presse, il presidente francese avrebbe tra il 23 e il 24 per cento dei consensi, stabile davanti alla leader del Rassemblement National (Rn), data in crescita con il 19-20 per cento delle intenzioni di voto, e a Zemmour, dato al 13 per cento.

Il giornalista noto per le sue posizione di estrema destra passerebbe in quarta posizione se Xavier Bertrand (14 per cento stabile) venisse candidato, sabato prossimo, dal partito Les Républicains. La corsa all’Eliseo per Zemmour è tutta in salita.