"Carlos lo sento poco"
Ferrero: “Sarebbe bellissimo allenare Sinner ma Alcaraz è più forte. L’ho preparato per anni con lo scopo di battere Jannik”
L’ex allenatore del tennista spagnolo è stato intervistato dal Corriere della Sera
Juan Carlos Ferrero ha rilasciato un’intervista al “Corriere della Sera” parlando del rapporto con il suo ex allievo Carlos Alcaraz e la voglia di mettersi in gioco un giorno anche per Jannik Sinner. Il coach, non allena più lo spagnolo da inizio anno: i due, insieme, sono saliti ai vertici del tennis mondiale, e sotto la guida di Ferrero, Alcaraz è diventato il più giovane numero 1 al mondo di sempre ed al momento vanta sette slam (solo l’ultimo, l’Australia Open, conquistato senza l’allenatore spagnolo). Ora Ferrero è libero e non ha escluso l’opportunità di allenare Sinner nel dopo Cahill.
“Qualche mese fa avrei detto di no, perché la rottura con Carlos era fresca e non sarei stato pronto. Ma oggi sento di essere più forte, quindi dico: perché no? Sinner è uno che lavora duro, ed è disposto a tutto per rimanere il più forte del mondo, ha un atteggiamento che mi piace. Mi piacerebbe allenarlo” spiega al Corriere. Ferrero, si sofferma poi sul confronto tra l’italiano e lo spagnolo, sostenendo che quest’ultimo rimane, a suo avviso, leggermente più forte: “Se la giocano sui dettagli: Carlos è forse più dinamico, con più colpi nella racchetta e con la capacità di togliere il ritmo a Jannik, che però è più veloce. Con i due al 100%, forse siamo su un 55-45 per Carlos, ma tra loro le partite sono state e saranno sempre apertissime. Ho allenato Alcaraz per anni con lo scopo di battere Sinner“.
“Sinner non è imbattibile”
Parlando del Roland Garros, Ferrero ha commentato la clamorosa eliminazione del numero uno al mondo per mano di Juan Manuel Cerundolo al secondo turno: “Per tutti è stato un risveglio, hanno aperto gli occhi e pensato che questa fosse l’occasione della vita. Il più attrezzato ora è Zverev, in ogni caso ci sarà un nuovo vincitore di uno Slam dopo gli ultimi nove dominati da Carlos e Jannik. In prospettiva, questo è un cambiamento interessante, poiché per almeno un paio d’anni i due manterranno la loro superiorità, anche se Parigi 2026 può segnare un cambio di passo per gli inseguitori, che a questo punto hanno capito che Sinner non è imbattibile. Sarà motivante per tutti: per chi comanda e che rincorre“.
Secondo Ferrero, il calo accusato dall’azzurro al Roland Garros è più fisico che mentale: “L’ho visto sul 4-1 tornare verso l’asciugamano camminando in modo diverso. Certo, faceva caldo, ma non c’erano i presupposti per quello che è successo dopo. La ragione, andrebbe cercata nei mesi precedenti: ha giocato tanto e troppo, senza avere il tempo necessario per recuperare. Ero certo che avrebbe accusato la stanchezza a Parigi, anche se pensavo più avanti. Probabilmente, Jannik ha più tollerenza del freddo che del caldo, non penso che da bambino si sia allenato in condizione umide e calde, a differenza di Carlos che è nato a Murcia, nel sud della Spagna. A Villena, capitava spesso che, in una giornata bollente, io lo tenessi in campo più a lungo per abituarlo alla sofferenza di quelle temperature“.
“Alcaraz lo sento poco”
Ferrero, conclude poi parlando del suo rapporto con Alcaraz dopo averlo smesso di allenare nel 2025, dopo sette anni di collaborazione e di successi: “Il suo modo di stare in campo, aggressivo ma sempre col sorriso, mi manca molto. L’ho visto crescere da quando aveva 15 anni, toccando dei livelli che non credevo fossero possibili. Con lui, avevi sempre la sensazione di star scrivendo la storia di questo sport. Parlarne mi fa tornare alla mente ricordi e un po’ di tristezza, ma è normale. Ora sto bene, a Carlos ho dato tutto quello che potevo, parlarne non è mai facile. Quando ti mettono in mano un quindicenne, è logico che devi insegnargli tutto, non è un lavoro facile. Con il senno del poi, cambierei magari qualcosa, ma lasciando intatta la sostanza. A Carlos, ho imposto subito allenamenti duri e disciplina, spingendolo al limite molte volte, ma tenendolo sempre con i piedi per terra. Questo è il mio modo di fare e il lavoro ci ha ripagati. Ci sentiamo poco, gli ho scritto quando ho vinto in Australia e a Doha e in occasione dell’infortunio. Nulla di più. Entrambi avevamo bisogno di spazio per ripartire“.
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