L'intervista
Intervista a Franco Silvestro: “Serve più cultura garantista e una riforma organica della giustizia”
L’area liberale della coalizione dà prova di vivacità. Ne parliamo con il senatore Franco Silvestro, che da parlamentare azzurro è da sempre vicino ai temi del garantismo e della giustizia. Gli chiediamo se vedremo discontinuità già al prossimo congresso di FI. «Non contrapporrei il cambiamento alla continuità. Forza Italia ha una storia importante, una cultura politica chiara e una collocazione europea e popolare che rappresentano un patrimonio da difendere e rafforzare. Allo stesso tempo, però, ogni grande partito deve saper ascoltare i territori e valorizzare le energie che già esistono, tutte quelle persone che ogni giorno lavorano per migliorare il partito e portare un contributo alla nostra comunità politica. La guida del segretario nazionale Antonio Tajani va in questa direzione: rafforzare Forza Italia come partito di governo, radicato nei territori e capace di parlare a chi si riconosce nei valori liberali, popolari ed europeisti. Il congresso deve essere un’occasione di crescita, non di divisione».
In Campania Forza Italia sta vivendo una fase di consolidamento o di riposizionamento?
«In Campania Forza Italia sta vivendo una fase importante, che contiene elementi di consolidamento e di riposizionamento. Il nostro punto di forza è una comunità politica ampia, fatta di amministratori, dirigenti, militanti, professionisti e cittadini che vedono in Forza Italia la casa naturale di chi crede nella politica del fare. Detto questo, dobbiamo avere anche il coraggio di guardare alle criticità. In Campania serve più unità, più collegialità e una maggiore capacità di lavorare insieme. Non possiamo permetterci frammentazioni, personalismi o scelte non condivise. Il partito deve crescere come comunità, ascoltare tutti i territori e costruire una proposta politica riconoscibile. È per questo che stiamo lavorando ogni giorno: per rendere Forza Italia un partito più forte, più organizzato, che non lasci indietro nessuno e che torni a essere protagonista nel Mezzogiorno».
Dopo il referendum sulla giustizia, il tema delle riforme sembra tornato centrale. Da dove dovrebbe ripartire, concretamente, una riforma organica della giustizia italiana?
«Una riforma organica della giustizia deve ripartire da un principio che Forza Italia sostiene da sempre: una giustizia giusta ed equilibrata. Non si tratta di fare riforme contro qualcuno, né contro la magistratura. Si tratta di restituire fiducia ai cittadini, alle imprese e agli stessi operatori della giustizia. Bisogna partire dalla separazione delle carriere, dalla parità tra accusa e difesa, dalla durata ragionevole dei processi, dalla certezza del diritto e da una maggiore efficienza degli uffici giudiziari. La giustizia non può essere una pena anticipata, così come un’indagine non può trasformarsi in una condanna pubblica. Forza Italia ha sempre avuto una linea chiara su questo tema. Il garantismo non è uno slogan: è una cultura dello Stato di diritto».
Nel Paese esiste ancora, a suo giudizio, una cultura poco garantista? E quanto pesa questo clima sul rapporto tra magistratura, informazione e cittadini?
«Sì, in Italia esiste ancora una cultura poco garantista. Troppo spesso si confonde l’avviso di garanzia con una sentenza, l’indagine con la colpevolezza, il sospetto con la verità. Questo indebolisce il rapporto di fiducia tra cittadini, istituzioni, magistratura e soprattutto informazione. La politica dovrebbe difendere sempre lo Stato di diritto, anche quando è scomodo. Il garantismo vale per tutti, non solo in base alle convenienze del momento. Vale per il cittadino comune, per l’imprenditore, per l’amministratore pubblico e per chiunque si trovi coinvolto in un procedimento. L’informazione deve essere libera, ma anche responsabile. La magistratura deve lavorare con autonomia e serenità, ma il processo deve svolgersi nelle aule di giustizia, non sui giornali o nei talk show».
Sul tema delle intercettazioni ha fatto discutere la lettera del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ai ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi…
«La lotta alla criminalità organizzata deve essere condotta con strumenti efficaci. Nessuno in Forza Italia ha mai pensato di indebolire l’azione dello Stato contro le mafie. Allo stesso tempo bisogna evitare che strumenti investigativi molto invasivi diventino ordinari o vengano utilizzati senza equilibrio. Le intercettazioni sono uno strumento importante, ma devono essere regolate con attenzione, nel rispetto della privacy e della dignità delle persone. Quindi non è una questione ideologica. Bisogna garantire agli investigatori gli strumenti necessari per colpire la criminalità, ma dentro regole chiare e proporzionate. Sicurezza e garanzie non sono nemiche: in uno Stato liberale devono camminare insieme».
L’Italia resta inchiodata a una crescita debole e a un Pil che fatica a decollare. Qual è oggi, secondo lei, la priorità economica assoluta: ridurre la pressione fiscale, accelerare gli investimenti o ricostruire fiducia tra Stato e imprese?
«Le tre cose sono collegate. Per far crescere l’Italia bisogna ridurre la pressione fiscale, accelerare gli investimenti e ricostruire un rapporto di fiducia tra Stato e imprese. Però, se devo indicare una priorità, partirei proprio dalla fiducia. Un imprenditore investe se ha fiducia. Una famiglia consuma se guarda al futuro con serenità. Un giovane resta nel proprio territorio se vede prospettive. Non è giusto che lo Stato venga percepito come un ostacolo. Lo Stato è un alleato di chi produce e crea occupazione. L’Italia cresce se cresce chi lavora, chi rischia, chi assume, chi innova. E il Mezzogiorno deve essere al centro di questa strategia».
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