Oddio, ci si è inducettata Giorgia Meloni. Che fare? L’istinto consiglia: prenderla per i fondelli. Ma poi anche di dire: però forse ha ragione. Tutta la faccenda si presenta ridicola. Ma più ridicolo di tutti appare il governo italiano che non sa di storia, di geografia e neanche di religione ed educazione fisica: figuratevi che come ministro degli Esteri abbiamo Luigi Di Maio e come capo del governo, un tizio che ostinatamente litiga con i congiuntivi perché non ha ben chiaro, nella sua mente, il pensiero ipotetico come distinto da quello reale. Dunque, al confronto, Giorgia, un gigante. Piccola, ma gigante. Però, come abbiamo detto: si è inducettata, mussolineggiando con l’aria di spezzare le reni alla Francia.

Nulla di grave, però fa un po’ ridere. Da dove partire? Forse dal fatto che noi con la Francia abbiamo un’eterna storia di cuginanza e faida omicida che va dai vari re Luigi a Napoleone. Però non dimentichiamo che nel 1940 noi italiani ci facemmo dare, con ragione, dei Maramaldi (cioè vigliacchi) per aver dichiarato guerra alla Francia dopo che si era arresa ai tedeschi. Malgrado la “maramaldata”, per alcuni giorni riuscimmo anche a prenderle dai francesi sulle Alpi e farci spernacchiare a Mentone. Acqua passata? Mica tanto. Stiamo ora parlando di una baruffa cominciata fra Napoleone III e il re di Sardegna che poi diventò re d’Italia, ma allora era un vassallaccio del Bonaparte e a Torino la plebe parlava un patois francese. In quei tempi remoti i confini si facevano seguendo le creste dei monti e chi era più forte prendeva la cresta più alta. Ma naturalmente oggi dietro la guerra di confine combattuta con i lucchetti e le transenne, ci sono solidi motivi economici: maestri di sci, alberghi e turisti, sempre di argent si tratta. Sembra una cosa da idioti: siamo forse tutti a Chamonix?

Ora, come sappiamo, Giorgia Meloni è un peperino e cresce sotto l’influenza del suo gigantesco mentore Guido Crosetto che l’ha demagnetizzata dal polo “fascio de borgata” tant’è vero che Giorgia in Europa si è schierata con i conservatori e non con i sovranisti dando buca a Salvini. È tosta e tignosa, sa parlare con logica e spirito acceso, dono raro, col suo patriottico accento romano: ha un cervello sia sequenziale che consequenziale (stiamo inventando, ma ci siamo capiti) e poi – diciamolo! – la adoriamo perché è la prova vivente che le donne sono in grado di fare politica, essere leader, guidare governi, regni ed eserciti come è accaduto mille volte, e dunque la sua sola esistenza mette in ridicolo tutte le piagnone delle quote rosa, quelle che hanno la “donnite dolorosa”. Dunque, prima di cercar di capire perché i francesi si siano incorporato il rifugio Torino (nome sospetto per una rivendicazione francese) mettendo fisicamente i lucchetti alla montagna, partiamo da lei – Giorgia – e dal suo video in cui arrabbiatissima spezza le reni alla Francia. È questo che la rende ducesca e dunque un po’ buffa.

Partiamo dalla fine: con un anno e passa di ritardo la Farnesina, sui cui ampi terrazzi passeggia inquieto con feluca a tricorno il nostro piccolo ministro degli affari esteri – ha dato risposta al deputato Lollobrigida di Fratelli d’Italia, per bocca di Scalfarotto inteso come sottosegretario il quale ha assicurato che, spedendo una nota diplomatica non del tutto blanda ha garantito che l’Italia è vivamente disappuntata, quasi un po’ incazzatella, però con misura e ha messo su un muso di primo grado alla Francia, per la bega del Monte Bianco. Parole forti, decisive. Di qui la reazione di Giorgia che si è messa a favore di telecamera davanti a una vista autunnale di Roma e s’è sfogata: «Avevamo denunciato da un anno che i francesi di Chamonix e Saint-Gervais avevano spostato il confine di Stato incorporando la cima, le aree del parapendio, foreste e picchi, ma il governo se n’era fregato». Poi spiega che i francesi ci hanno risposto che anche loro se ne fregano e che stracciano i trattati internazionali secondo una antica tradizione. Ne escono male il comune italiano di Courmayeur e il turismo nostrano.

Dice Giorgia che la Francia, dopo averci scippato mare pescosissimo, banche e aziende deve essere fermata e che «noi siamo pronti a tutto quello che è necessario per ripristinare la legalità internazionale, mentre quelli del governo si ricordino che il loro stipendio glielo pagano gli italiani e non i francesi». Ha ragione o no la Meloni? Abbiamo cercato di capire e ci siamo resi conto che è inutile: i confini decisi fra Vittorio Emanuele e Napoleone III danno ragione alla Francia perché allora comandava Parigi, ma poi ci sono state correzioni e commissioni, guerre e trattati di pace e non si è venuti a capo di nulla benché entità fra loro molto diverse come la Nato e Google (pensate: Google Maps come soggetto internazionale) diano ragione all’Italia. Ma che dicono realmente i francesi? Secondo loro noi italiani della parte di qua della valle siamo una massa di zozzoni che seminano i pendii immacolati di bottiglie di plastica, ci buttiamo dal parapendio cantando la montanara a squarciagola facendo pipì dall’alto dei cieli, calpestiamo le margherite e non rispettiamo il muschio bio-diverso».

Dietro tanta purezza ci sono maestri di sci e di corsi volanti, guide alpine e rifugi, ristoratori e pizzettari. Ma i francesi comandano. Sono ostinati e burocratici, ma più che altro il loro motto più famoso è je m’en fou che poi sarebbe me ne frego, il che ci riporta al mussolinismo di cui anche Giorgia ascolta echi interni. Per attualizzare, le potremmo suggerire come argomento più fresco l’ipotesi di questi giorni che vedrebbe l’ex presidente Sarkozy – quello che spernacchiava Berlusconi nei guai a Bruxelles con grande delizia della nostra stampa liberal – rischia l’incriminazione per associazione a delinquere per la vicenda dei fondi che avrebbe ricevuto da Muhammar Gheddafi per finanziare la propria campagna elettorale e che poi fu messo a tacere con l’operazione militare in Libia.

Certo, avete ragione, non c’entra niente col Monte Bianco, ma c’entra con il contenzioso storico fra galli e italici perché la guerra di Sarkozy e Obama per eliminare Gheddafi ebbe come risultato l’estromissione dell’Italia dalla Libia con l’ingresso della Francia e dei suoi interessi. Tripoli va bene un ghiacciaio, o no? Giorgia Meloni cita la rapacità con cui le aziende francesi si sono impossessate delle nostre aziende, però lì non la seguiamo perché secondo noi la colpa è dell’Italia che si fa spolpare e banchetta con gli spolpatori. I francesi – unici europei e forse nel mondo – hanno colonie e territori d’Oltremare, possedimenti in mezzo mondo e più che hanno in piena attività con grandi costi e ancor più grandi benefici un esercito in Africa che regola i conti, promuove o rimuove dittatori e fa quel che le pare perché in fondo è il suo impero.

Il cancelliere Otto von Bismark, leader prussiano che creò la Germania e prese a legnate la Francia nel 1870, diceva della neonata Italia: «Gli italiani hanno un grande stomaco, ma pochi denti», intendendo la carenza di forza militare. Ora, lasciamo perdere la forza militare perché nel nostro caso proprio non è il caso, ma è un dato di fatto che oltre a non avere denti, non abbiamo neanche lo stomaco, cioè la voglia di prendere sul serio i dossier e di combattere persino le guerre amministrative in carta bollata – come quella del Monte Bianco – perché non interessa a nessuno e nessuno ha gli strumenti tecnici e politici per farlo. Abbiamo, pensate, emesso una nota di disappunto recapitata dalla nostra ambasciata al governo francese.

Immaginiamo che sia al Matignon che all’Elisée, sedi del primo ministro e del Presidente, sia corsa come una folata di gelo che ha fatto tremare i nostri cugini o quel che sono. Dunque, anche ammettendo che le faccende comunali ed ecologiche abbiano la loro importanza, ci sembra che Giorgia Meloni abbia perfettamente ragione non tanto perché l’Italia ha certamente ragione (non esiste una ragione in questa bega secolare) ma perché il governo in carica appare ridicolo, inetto, incapace, disossato e non adeguato a difendere gli interessi nazionali, visto che come dicono gli inglesi “right or wrong, my country”, ovvero sia che abbia ragione che torto, questo è il mio Paese e devo difenderlo con mezzi adeguati. La guerriglia del Monte Bianco o Mont Blanc dunque prosegue e per ora i francesi vincono a mani basse perché sbarrano le strade, chiudono i tunnel e occupano il patrio suolo. Patrio di chi, poi, è da vedere.