Uno chiama a raccolta i supporter davanti al tribunale di Catania che dovrà processarlo al grido “scegliete me o questo Stato”, inteso come questo governo e questa magistratura. L’altra sfoggia sui social lo scambio di auguri e congratulazioni con il leader ungherese Viktor Orban e costruisce giorno dopo giorno il suo profilo da leader di una nuova e moderna destra europea. Uno si bunkerizza nella battaglia contro gli stranieri gridando all’invasione. L’altra costruisce la terza via della destra da presidente dei conservatori europei, prima italiana a guidare un partito europeo.

Uno è il Capitano. Lei la federatrice, quella che con pazienza lavora da anni per tenere unita la destra italiana. Il tutto mentre l’Italia è tecnicamente entrata, dopo il voto sulle regionali, nella Fase 3 della legislatura, quella che nonostante tutto e al netto di rimpasti la porterà fino alla scadenza naturale nel 2023. Finito il tempo e le occasioni per le spallate, significa due anni in cui qualsiasi leadership, seppur consolidata ma lontana dall’esercizio del potere, è destinata a reinventarsi o a logorarsi.

La cronaca aiuta a disvelare, molto più e meglio di tante dichiarazioni, cosa sta succedendo nel centrodestra italiano. Matteo Salvini sta concentrando tutte le sue energie in una battaglia, quella contro l’immigrazione e gli sbarchi, che potrà anche avere consensi e fare buoni numeri, ma ormai suona logora e superata, non fondamentale, in un paese che ha fame di lavoro e ripresa economica. Oggi inizia a Catania l’udienza preliminare che dovrà decidere se processarlo o meno per sequestro di persona e abuso di atti di ufficio. «Per aver abusato – si legge nella richiesta di rinvio a giudizio – dei suoi poteri (all’epoca era ministro dell’Interno, ndr) privando della libertà personale 131 migranti a bordo dell’unità navale Gregoretti della guardia costiera italiana dalle 00:35 del 27 luglio 2019 fino al pomeriggio del 31 luglio» quando quei naufraghi furono finalmente autorizzati allo sbarco.

Il leader della Lega ha deciso di trasformare il processo, tecnicamente l’udienza preliminare, in una marcia popolare «con lui e contro la magistratura». L’hastag #processateancheme oltre ad essere trend topic nelle classifiche social è lo slogan di T-shirt e shopper. Ieri pomeriggio il porto di Catania era blindato da camionette e forze dell’ordine per l’intervista pubblica con Maria Giovanna Maglie. La Lega ha organizzato tre giorni di dibattiti per “proteggere” e “blindare” il suo leader. Berlusconi e Meloni hanno dato il loro appoggio e saranno presenti (Tajani al posto del Cavaliere) per supportare l’ex ministro a processo. Condividono certo la battaglia sui porti chiusi, il “muro” navale e tutto il contorno della propaganda contro i migranti e le politiche dell’accoglienza. Sfruttano, anche, la tempistica del governo che gli serve sul piatto la decisione di approvare lunedì il decreto Immigrazione che andrà a cancellare i decreti Salvini per mettere in difficoltà Conte e la coalizione che fatica a trovare sintesi e azione di governo. Ma è chiaro che non è questo il nuovo core business di Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Infatti mentre Salvini organizza la Pontida del sud col chiaro intento, tra gli altri, di intimidire la magistratura e quindi un potere dello stato, Meloni guarda oltre, studia da leader del nuovo centrodestra e costruisce intorno a sé, come hanno confermato i flussi di voto delle regionali, un consenso sempre più largo, nazionale e internazionale. In una parola, resta accanto a Salvini per superarlo e spiazzarlo. Lei si ribella: «Smettetela di metterci uno contro l’altra, siamo tutti concentrati per rafforzare la destra italiana».  Martedì sera è stata eletta presidente dell’Ecr party, i Conservatori e riformisti europei, il partito che si candida a rappresentare a livello europeo la moderna destra di governo. L’Ecr riunisce tutte le forze di area (il Pis polacco, il Form per la democrazia olandese, il Partito conservatore inglese e Vox spagnola) che non si schierano con il più centrista Ppe (dove sta Forza Italia) né con il raggruppamento più estremista (ENF, Identità e democrazia) che vede insieme tra gli altri la Lega e il Front National di Marine Le Pen.

Nato nel 2009, l’Ecr è diventato un importante punto di riferimento per la destra europea ed è gemellato con in maggiori partiti conservatori del mondo, dai Repubblicani americani all’israeliano Likud. Fratelli d’Italia ha aderito nel 2018, si smarcò subito dalla Lega che stava facendo il boom di consensi e sembrava avere il destino del Paese in mano. Non fu una mossa dettata dalla furbizia – smarcarsi per non soffocare nell’abbraccio leghista – ma da una visione di destra. Infatti nel 2019, subito dopo le Europee e la fallita presa del potere a Bruxelles, Meloni offrì a Salvini l’ingresso nell’Ecr. Gli disse che restare con Le Pen non avrebbe creato ulteriori prospettive. Che era necessario cambiare almeno pelle, cioè partito e casa. Salvini rifiutò.

Oggi quella scelta ha portato Meloni sul tetto di un partito che ha certamente più prospettive future di Enf. E Salvini sembra schiacciato, per non dire prigioniero, di temi come l’immigrazione e la difesa dei confini e di una casa europea troppo estremista per diventare di governo. A livello nazionale Meloni ha avuto paginate e titoli che la proiettano ben oltre la Pontida del sud. Il consenso di Forza Italia e delle donne italiane che fanno politica. Tutti mattoncini utili e necessari per una vera leadership da consolidare nei prossimi due, tre anni. Quando si andrà a votare per il nuovo parlamento. Quasi dimezzato.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.