Cosa rimane de “La Bestia” di Salvini Matteo e soprattutto del suo attendente con compiti di agit-prop, il deferente Morisi Luca? La sensazione che tutto si sia inabissato come un ippopotamo, se solo questi ultimi non meritassero d’essere associati alle piccinerie del sovranismo populista. O almeno così è sembrato a noi. S’intuisce però un possibile risveglio, dove la crisi economica svolge la sua parte. Vittorio Gassman ne L’audace colpo dei soliti ignoti, quando gli viene chiesto di mostrare prontezza di spirito, pronuncia esattamente: «Nun se dorme su la fregna», antico adagio da romani scafati e gagliardi. Che stia accadendo proprio questo a Morisi e colleghi? Ignoro dove siano con precisione domiciliati i responsabili della centralina di propaganda del “Capitano” (sono gli attendenti ad appellarlo così, suggerendo visioni da palazzina comando frequentata da “Il Tromba”), tuttavia, proseguendo con il lessico militare, pare davvero stiano “battendo la fiacca”.

Assodata la percezione della loro assenza apparente, per saperne di più, getto un amo nella rete social accompagnato da una implicita nota: chi li ha (più) visti? Lancio e attendo pazientemente le risposte, nel frattempo torna in mente una foto dove l’intera squadra bestiale, outfit da applicati di segreteria, sciarpa con nodo a cappio, si mostra orgogliosa insieme al Superiore durante una sosta dal lavoro, il pollice sollevato nel gesto che fu di Guido Angeli, faccine tutte identiche, piccoli uomini medi, in tutto medi, compreso il figlio dell’attuale presidente della Rai, Leonardo Foa. Tra le risposte ricevute ne scelgo appena tre: «È sotto la lente per possibile abuso delle risorse pubbliche», e ancora: «Credo abbia rallentato i propri ritmi essendo stata istituita durante il lockdown la commissione parlamentare sulle fake news». E ancora leggo che il Viminale ha tagliato una ingente spesa di 500mila euro che serviva per finanziare proprio La Bestia: si trattava degli stipendi dei suoi collaboratori, segue un elenco dettagliato delle singole retribuzioni per ogni addetto alla comunicazione; per amore d’eleganza e stile eviteremo di riportare il dettaglio. Miserie spicciole, molto meglio fare caso alla narrazione antropologica, datemi retta.

Di sicuro, l’arrivo della pandemia gli ha tolto di bocca, sia pure temporaneamente, il tema caldo dei migranti parassiti, la ringhiosa e tatuata propaganda d’ogni razzismo rionale, perfetta per istigare a un presunto orgoglio xenofobo, il tipico prêt à porter della destra che voglia rifarsi al nazionalismo, non certo quello di Luigi Federzoni che confluirà nel fascismo mussoliniano, semmai quell’altro di zio Lino, risentito per avere pagato quattro euro una Fanta al chioschetto sotto la Tour Eiffel. Addolora semplificare così il discorso, come farebbe altrove una Selvaggia Lucarelli, ma purtroppo il contesto temiamo sia proprio questo, e nel pensarlo vengono in mente i volti di molte finte bionde dallo sguardo carnivoro, pura celeste nostalgia dell’eterno fascismo in Smart, vistosi orecchini, pomeriggi in palestra, tatuaggi suprematisti, tra leggenda gotica e simboli tantrici, il pinscher come amuleto.

E vi scongiuro, nessuno accenni ai consensi della Lega in picchiata, e Salvini costretto anche lui a indossare gli occhiali da moderato tributarista, e Zaia pronto a scaldarsi, resta che il carburante subculturale della destra leghista razzista identitaria non può che nutrirsi dei suoi abituali succhi gastrici di livore pop, se così non fosse basterebbe un Berlusconi Silvio, o il suo prestanome, per coagulare una decorosa area, come dire, moderata, conservatrice in senso liberale. Suscita quasi un senso di lutto non rivedere il Salvini Matteo che impugna un fucile mitragliatore su suggerimento proprio del Morisi Luca o addirittura a cavalcioni sulla bomba fine-di-mondo come il personaggio del maggiore T. J. “King” Kong nel film Il dottor Stranamore. Parafrasando i fondamentali della gastroenterologia, appena menzionati insieme ai suoi succhi, l’alfa da cui tutto ciò ha avuto inizio, sappiate che l’orrore è ancora pienamente lì, sottotraccia, a fermentare. Nun se dorme su…

Nato a Palermo nel 1956. Scrittore, critico d’arte e inventore della web-tv Teledurruti, ha pubblicato, fra l’altro, i romanzi Zero maggio a Palermo (1990), ripubblicato dalla Nave di Teseo nel 2017, Oggi è un secolo (1992), Dopo l’estate (1995), La peste bis (1997), Teledurruti (2002), Quando è la rivoluzione (2008), Intanto anche dicembre è passato (2013). E ancora, Il ministro anarchico (2004), Sul conformismo di sinistra (2005), Pasolini raccontato a tutti (2014), Roma vista controvento (2015), LOve. Discorso generale sull'amore (2018) e Quando è la rivoluzione (2018). Nel 2010 ha dato vita al movimento Situazionismo e Libertà, il cui simbolo è disegnato da Wolinski. Nel 2012, a Parigi, il Collège de ‘Pataphysique lo ha insignito del titolo di Commandeur Exquis de l’Ordre de la Grande Gidouille.