“Abusivo non è chi restituisce all’uso dei cittadini una struttura abbandonata da anni e ritenuta pericolosa per l’incolumità degli stessi, ma piuttosto il potere che per anni espropria i cittadini, per incuria, delle strutture che potrebbero migliorarne la vita”. Scriveva così Felice Pignataro, storico fondatore del Gridas, nel 1994 in una lettera allo I.A.C.P., l’ente regionale che da anni rivendica la proprietà del colorato centro sociale in via Monte Rosa a Scampia. Un centro sociale che ha iniziato le sue attività nel quartiere 40 anni fa grazie alll’iniziativa di Felice e Mirella Pignataro insieme a tanti giovani del quartiere che negli anni hanno deciso di rimboccarsi le maniche e darsi da fare in millemila attività per cambiare le sorti di una zona di Napoli troppo spesso dimenticata.

Gridas, acronimo di “Gruppo Risveglio dal Sonno”, in risposta al “sonno della ragione genera i mostri” di Goya da 15 anni è soggetto al rischio sgombero: rimandi, rimpalli, assenze che si ripetono dal 2005, quando a Mirella Pignataro fu notificata la prima ordinanza di sgombero a cui la popolazione reagì con forza protestando perchè quello stabile è diventato un bene di tutti, simbolo e baluardo della cultura che resiste. L’ultimo episodio di questa odissea è datato 28 settembre 2020: per la terza volta, l’A.C.E.R. (ex IACP) non si è presentato al Tavolo Tecnico concordato con il Comune di Napoli per cercare di risolvere l’annosa questione della sede del Gridas.

Il problema ha origini lontane nel tempo sulla proprietà dell’immobile che il gruppo di attivisti ha sempre curato e ristrutturato caricandosi le spese, senza chiedere nulla a nessuno, nè al Comune di Napoli, nè alla Regione. Il Comune di Napoli con la giunta Iervolino si propose come mediatore per rilevare la struttura dallo Iacp (ente regionale) e procedere con il Gridas a un comodato d’uso. Con le carte alla mano ci si fermò perché venne fuori che l’immobile non era accatastato e che lo Iacp non aveva idea del suo valore, quindi di cosa chiedere in cambio al Comune. Dopo diversi anni di processo nel 2013 arriva l’assoluzione per il Gridas. Neanche il tempo di gioire per la sentenza che arriva una nuova ingiunzione di sgombero e ancora non c’è un accordo tra Comune e Iacp.

Da allora si sono susseguite convocazioni su convocazioni, tavoli tecnici su tavoli tecnici ma una soluzione per il Gridas non si trova. “Oggi più che mai il sindaco deve assumersi la responsabilità della questione rivendicando la proprietà, già acclarata nel gennaio 2019, del centro sociale sede del Gridas”, dicono gli attivisti, ancora una volta delusi dal Tavolo tecnico convocato e andato deserto.  E chiedono a gran voce al Sindaco un incontro sulla questione anche in risposta alla lettera aperta inviatagli il 15 settembre 2020.

“Questo ennesimo appello perché il Gridas non muoia soffocato dalla burocrazia e da rimpalli di responsabilità nasce dall’ennesima delusione nel vedere disattese ancora una volta le nostre speranze – si legge nella lettera al sindaco – Ci avevamo creduto che nel tavolo tecnico convocato il 9 settembre che doveva vedere riuniti insieme membri del Comune e dell’A.C.E.R., si potesse una volta per tutte trovare una soluzione all’annosa vertenza che vede il Gridas imputato da più di dieci anni, reo di volersi ostinare a restare nel posto dove Felice Pignataro l’aveva fondato nel lontano 1981, per continuare la strada intrapresa con lui nel centro sociale di via Monte Rosa, difeso in tutti questi anni dalle mire di chi voleva farne altro”.

E intanto si avvicina minacciosa la data del 26 ottobre, che dovrebbe essere l’ultima udienza prima della sentenza del processo civile, iniziato il giorno 11 maggio 2016 e protrattosi per una decina di udienze fino all’ultimo appuntamento del 20 maggio scorso, spostato per motivi inerenti alla pandemia al 26 ottobre prossimo. “Riteniamo, pertanto, che, arrivate le cose a questo punto, l’unica possibilità che resta perché venga finalmente riconosciuta la valenza artistica e sociale dell’opera di Felice Pignataro sia una presa di posizione chiara e unilaterale da parte del Sindaco, che dichiari la sua precisa volontà di rivendicare il possesso dell’edificio da parte del Comune, dando a noi del Gridas la possibilità di presentarci all’udienza avendo in mano un atto amministrativo inequivocabile che ponga fine a questo processo”.

Il Gridas è stato dichiarato “Bene Comune” con delibera 51 dell’8 febbraio 2018 e che nella lettera del 30 gennaio 2019 (PG/2019/89193 del 30/01/2019), ripresa nel verbale della riunione dello scorso 8 febbraio 2019 (PG/2019/124612 dell’08/02/2019), si legge: “risulta acclarato che il polifunzionale di cui trattasi sia un’opera di urbanizzazione secondaria, da acquisire nella proprietà del Comune senza ulteriore indugio, per la quale non risulta dovuto alcunché, tanto meno il costo di costruzione, come richiesto dallo IACP”. Dopo anni a discutere su chi sia il proprietario di quella struttura le attività non si sono mai fermate e il sole con gli occhi grandi e il sorriso enorme disegnato da felice Pignataro non ha mai smesso di splendere per tutti a Scampia come simbolo di riscatto e resilienza. Intanto la statua del “San Ghetto Martire“, protettore delle periferie, è tornato a Palazzo San Giacomo per l’ennesima convocazione, ed è dovuto tornare a casa ancora una volta impacchettato e senza aver trovato una soluzione.