La giostra dei Cinque Stelle va all’impazzata. Giuseppe Conte e Luigi Di Maio sono separati in casa, malgrado le diplomazie siano al lavoro. La novità è che da oggi è in campo anche Roberto Fico, sollecitato a più riprese dai suoi territori: la Campania che fu il granaio del Movimento rischia adesso di andare in fumo. Perché è per la Provincia di Napoli che si vota a metà aprile, dopodomani nel calendario della politica. E se ieri la Lega ha attaccato il M5S sul fronte caldo degli agenti di polizia da assumere – “L’ennesimo ‘No’ del M5s ha impedito l’assunzione di centinaia di agenti Polizia già finanziata dall’ultima legge di bilancio”, gridano a via Bellerio – è ormai plastica la posa immobile e indifesa dei grillini, che consumati sul fronte interno non trovano il modo di replicare al partito di Matteo Salvini, né ad altri.

Come capitò alla Russia, che nel corso del primo conflitto mondiale dovette rinunciare a combattere nell’Europa centrale per districarsi tra bolscevichi e menscevichi: quando si ha a che fare con una rivoluzione al proprio interno, non si può muovere guerra. Se i bolscevichi sono quelli che Conte si ostina a voler rappresentare, pur in assenza di physique du rôle, i menscevichi sono i neodorotei di Giggino Di Maio. Gli uni e gli altri ieri se ne stavano ieri col naso all’insù, guardando alla balconata del Tribunale di Napoli come dei Masaniello pronti ad assaltarlo. Agitano le picche i contiani, ‘congelati’ a seguito del ricorso presentato da un gruppo di attivisti grillini contro il nuovo statuto pentastellato. Una situazione di incertezza che investe anche i territori: a breve, infatti, si terranno le elezioni provinciali e il M5S rischia di non presentare la propria lista alla luce delle incognite giudiziarie. La provincia di Napoli è in prima fila: proprio lì, nella patria di Fico, Di Maio, Spadafora il Movimento rischia di scomparire. Almeno dalle liste, dove non sembra al momento possibile – sentito dal Riformista anche il principe del foro grillino, Lorenzo Borré – depositare il simbolo con le cinque stelle, contestato e inagibile.

Nei giorni scorsi, dopo l’incontro a Roma tra Beppe Grillo e l’ex premier, i legali del M5S (Francesco Astone, Francesco Cardarelli e Claudio Consolo) hanno depositato l’istanza per ottenere la revoca dell’ordinanza cautelare con cui il Tribunale partenopeo ha sospeso lo statuto e la successiva elezione di Conte come leader del Movimento. La tesi esposta nel documento dagli avvocati M5S è che Conte non era a conoscenza dell’esistenza del regolamento (approvato nel 2018 dall’allora Comitato di garanzia su richiesta dell’ex capo politico Luigi Di Maio) che prevedeva l’esclusione dal voto di coloro che si fossero iscritti all’Associazione Movimento 5 Stelle da meno di sei mesi: se i nuovi vertici pentastellati ne fossero stati messi al corrente – questo il ragionamento dei legali di Conte – avrebbero certamente fatto presente questa circostanza, considerata “decisiva” per ottenere il respingimento del ricorso di Napoli. Difficile immaginare che basti a convincere i giudici partenopei.

Nel frattempo il Movimento corre ai ripari e in vista delle elezioni provinciali si prepara a presentare simboli ‘civici’ proprio per dribblare eventuali, nuove grane di natura giuridica. Questo si verifica, per esempio, proprio a Napoli, dove alla tornata locale del 13 marzo debutterà il logo “Territori in Movimento”. Ma potrebbe non essere un caso isolato. “Per ora non c’è questa volontà, anche se diversi gruppi, in quasi tutte le Regioni, iniziano a chiedere un simbolo diverso da quello del M5S, un po’ ‘logoro’ a livello di immagine dopo quest’ultimo anno…”, spiegano fonti grilline beninformate. E proprio l’imminente test elettorale contribuisce a far salire la tensione all’interno del Movimento. Lo dimostrano le roventi chat interne: conversazioni dalle quali emerge il malumore di diversi eletti del territorio per la gestione della partita relativa alla formazione delle liste.

È addirittura il presidente della Camera Roberto Fico – fondatore del primo meetup grillino e voce storica del Movimento partenopeo – a intervenire il 14 febbraio per stoppare ogni tentativo di ‘rimaneggiare’ la composizione della lista che il M5S si appresta a presentare alle provinciali: no a “cambi affrettati e con poco senso fatti all’ultimo momento”, rimarca la terza carica dello Stato nella chat. Ne nasce una bagarre. C’è chi parla di “figli e figliastri”, chi di “tarantelle”: “Perché io non posso decidere di candidarmi? C’è ancora tempo”, scrive il consigliere di Castellammare di Stabia Francesco Nappi replicando alla consigliera di Casoria Elena Vignati che lo aveva invitato ad attendere “il prossimo giro di boa, tra cinque anni”.

I toni si surriscaldano. Per il consigliere regionale Luigi Cirillo “è inaccettabile” dire a un collega “mi dispiace, sei arrivato tardi”. A replicare a Fico è il deputato Luigi Iovino, uno degli uomini più vicini a Luigi Di Maio in Campania: “Caro Roberto Fico, il lavoro fatto in queste settimane è sempre stato condiviso durante le riunioni. La lista ancora non era chiusa e abbiamo dato come termine perentorio la giornata di oggi (lunedì, ndr) per far pervenire ulteriori candidature”. Il deputato poi aggiunge: “Credo che non sia corretto escludere dalla lista nessuno, come principio. Per quanto riguarda le sottoscrizioni, da oggi con la lista chiusa procederemo alla raccolta”. Una rivolta, quella campana, che si propagherà tanto più velocemente quanto si combatteranno le due fazioni grilline. La presa del Palazzo d’Inverno – a sancire la vittoria dell’uno o dell’altro – starebbe nel deposito di un nuovo simbolo. A Napoli ne è stato abbozzato uno, con un arcobaleno che sormonta le cinque stelle, che se dobbiamo dirla tutta non è piaciuto a nessuno.

Sembra allora che Conte stia pensando di usare il simbolo di Italia2050, l’associazione che fa capo a Dalila e a Diego Antonio Nesci e che unisce tricolore, obiettivo nel futuro e le Cinque stelle. C’è però il piccolo dettaglio che il simbolo di Italia2050 è in uso ai fratelli – lui attivissimo spin doctor e ideatore di Parole Guerriere, lei è sottosegretaria per il Sud – che si sono schierati con Di Maio, senza se e senza ma. E anche qui, per Conte è strada sbarrata. “Probabile che si cambino nome e simbolo. Sicuramente con il cambio del simbolo potrebbe concretizzarsi una spaccatura dei gruppi: i contiani rimangono, i dimaiani confluiscono in un altro gruppo”, ci rivela una fonte M5S al Senato. La nuova udienza si terrà al Tribunale di Napoli il 1 marzo. In quella sede potrebbero verificarsi due cose: la conferma che Conte ha perso tutti i poteri o una loro restaurazione, stiracchiando le norme. Se la strada giudiziaria dovesse in qualche modo ricomporsi, più difficile che si riescano a incollare i cocci del Movimento che fu.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.