L’accusa ci riprova, chiede gli arresti domiciliari. Il gip del Tribunale di Napoli accoglie la richiesta e firma la misura cautelare. Ma sarà il Senato a decedere se concedere o meno l’autorizzazione a procedere. Nel mirino c’è Luigi Cesaro, senatore di Forza Italia ed ex presidente della Provincia di Napoli. I pm vogliono vederlo in manette perché ritengono che tra la sua famiglia e il clan Puca di Sant’Antimo vi sia stato un presunto «patto di reciproca convenienza», una sorta di accordo politico-mafioso.

Tutto si basa sul contenuto di alcune intercettazioni telefoniche, quasi tutte però inutilizzabili, tanto che a maggio scorso il Senato ne aveva autorizzato l’uso di sei su 28. E proprio all’esito di questa decisione sulle conversazioni captate nel corso delle indagini, la Procura aveva cambiato rotta decidendo di non chiedere più il carcere nei confronti del senatore, ma gli arresti domiciliari. La richiesta è rimasta poi sospesa fino a ieri, fino cioè alla decisione del giudice per le indagini preliminari di accogliere la richiesta dei pm della Dda: arresti domiciliari per Luigi Cesaro. L’ultima parola spetta, tuttavia, alla Giunta per le autorizzazioni a procedere di Palazzo Madama: sarà quell’organo, infatti, a decidere se autorizzare o meno l’esecuzione della misura cautelare nei confronti del senatore di Forza Italia. Il provvedimento del gip, quindi, resta congelato in attesa che della decisione del Senato.

Intanto non si non può notare come la notizia piombi nel bel mezzo della campagna elettorale per le amministrative di Napoli, una campagna della quale sono protagoniste anche molte persone politicamente vicine a Cesaro. E piomba, sul piano giudiziario, con una motivazione che secondo i difensori di Cesaro fa acqua da più parti. Gli avvocati Alfonso Furgiuele e Michele Sanseverino, che assistono il politico finito sotto inchiesta per l’ipotesi di concorso esterno in associazione camorristica, sottolineano innanzitutto che già l’ufficio del pm ha rivisto l’originaria richiesta cautelare, invocando la sottoposizione di Cesaro agli arresti domiciliari invece della custodia cautelare in carcere. «All’esito di un primo rapido esame della motivazione del provvedimento – osservano i difensori – si ritiene che esso sia meritevole di una ferma censura, sia in ordine al profilo della gravità indiziaria sia a quello dell’esistenza e permanenza attuale delle esigenze cautelari».

Di qui la scelta difensiva di ricorrere subito al Tribunale del Riesame. «Indipendentemente dalla decisione che verrà adottata dal Senato in ordine alla richiesta di autorizzazione all’arresto – spiegano in una nota gli avvocati Furgiuele e Sanseverino – sarà immediatamente proposta istanza di riesame al Tribunale della Libertà di Napoli». Al centro del confronto tra accusa e difesa c’è in particolare la questione legata all’utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche, anche alla luce dalla cosiddetta sentenza Cavallo della Cassazione a Sezioni Unite: una pronuncia in base alla quale la Suprema Corte ha dettato la linea e posto chiari argini all’uso indiscriminato, da parte degli inquirenti, di conversazioni intercettate in più procedimenti diversi.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).