Chi prenderà il posto di Luigi de Magistris siederà sulla poltrona di Palazzo San Giacomo ben consapevole di avere tra le mani le redini di una città con un disavanzo di due miliardi e 700 milioni di euro. La Corte Costituzionale ha imposto che, di quel disavanzo, un miliardo e 300 milioni dovranno essere ripianati in tre anni. Nel frattempo il Governo ha annunciato iniezioni di liquidità per sostenere gli enti in dissesto e predissesto. Il tema è esploso soltanto dopo la pronuncia della Consulta. Prima, invece, sembrava che i candidati non fossero troppo appassionati a un tema di importanza strategica per la città. Ecco perché il Riformista ha chiesto una presa di posizione ai soli tre aspiranti sindaci attualmente in campo: Antonio Bassolino, Alessandra Clemente e Sergio D’Angelo.  
«Napoli presenta la condizione più grave e la cifra più alta in termini di disavanzo – spiega Bassolino – Naturalmente il ripianamento di una somma così rilevante nei prossimi tre anni è pressoché impossibile alla luce delle disastrate finanze comunali. Pertanto diventa auspicabile e imprescindibile un nuovo intervento del legislatore a evitare il tracollo definitivo. Sarà necessario un intervento valido per tutti i comuni e non solo specificatamente per Napoli». Nel frattempo, tra pochi giorni Palazzo San Giacomo dovrà presentare il bilancio di previsione e il futuro appare tutt’altro che roseo. «In attesa dell’intervento del legislatore – conclude Bassolino – che ne sarà dei bilanci dei comuni in scadenza al 31 maggio? Bisogna evitare che i cittadini paghino un caro prezzo, poiché i tagli renderanno impossibili i servizi e gli investimenti per la manutenzione delle città».
Tornando al disastro dei conti comunali in rosso, una legge speciale per Napoli sarebbe inutile, se non addirittura dannosa, anche per Sergio D’angelo, ex assessore alle Politiche sociali durante il primo mandato di de Magistris: «La città non ha bisogno di una legge ad hoc, ma occorre una legge per tutti i Comuni in difficoltà – afferma D’Angelo – Non voglio nemmeno pensare al dissesto: produrrebbe effetti devastanti su un’economia già in difficoltà». La soluzione? «Innanzitutto lo Stato deve ricominciare a trasferire denaro ai Comuni: Napoli, nel 2012, riceveva circa 600 milioni, nel 2020 poco di più di 300 – aggiunge D’Angelo – Lo Stato potrebbe venire in soccorso dei Comuni in difficoltà pagando, per esempio, le prime cinque rate annuali del debito. Così il Comune dovrebbe preoccuparsi solo di far quadrare i conti e investire bene le risorse. Napoli ha bisogno di una condizione di partenza favorevole per mettere in atto strategie e politiche di crescita». Da dove bisogna partire? «Dall’efficientamento dell’amministrazione, puntando una diversa e migliore capacità di riscossione delle imposte e dei tributi locali – suggerisce D’Angelo – È necessario attrezzare uffici che tempestivamente siano in grado di notificare i precetti e responsabilizzare i cittadini che a giusta ragione rivendicano servizi migliori. Bisogna anche ricostruire un’anagrafe degli utenti morosi e va rivista anche la gestione del patrimonio immobiliare».
Per Alessandra Clemente, candidata sostenuta dal sindaco uscente, «il dibattito sul debito delle Città sta finalmente entrando nel dibattito nazionale. La nostra battaglia, per la quale ci siamo molto spesi, viene riconosciuta a livello governativo. Ne sono molto soddisfatta perché abbiamo posto il tema in modo costante dal governo gialloverde a quello attualmente guidato da Mario Draghi». «Le grandi città e chi le amministra si fanno questa domanda da tempo e il governo centrale deve rispondere – aggiunge Clemente – Detto questo, un miglioramento delle performance di riscossione e gestione può dare grandi risultati. E questo sarà un mio dovere e la mia priorità strategica come sindaco». Questo sforzo, però, potrebbe non bastare. «Solo questo non è lontanamente sufficiente per risolvere i problemi storici del debito che attanagliano le grandi città – conclude Clemente – Perciò occorre una risposta governativa coerente che metta i cittadini e servizi alle persone al primo posto».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.