Quell’accusa riapre una ferita che non si è mai rimarginata. E che chiama direttamente in causa il ruolo di papa Pio XII nella tragedia della Shoah. Da parte del Vaticano «non ci fu volontà di fermare il treno del 16 ottobre» del 1943, che deportò in Germania dalla stazione Tiburtina 1022 ebrei prelevati dai tedeschi nel primo rastrellamento romano. Il possente j’accuse è di una delle figure più autorevoli e rappresentative dell’ebraismo italiano: il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni. Un atto di accusa che coincide con il giorno in cui Oltretevere sono stati aperti gli archivi dedicati al pontificato di Pio XII.

La tempistica dell’operazione del Vaticano non convince neanche un po’ Di Segni, che attacca: «È molto sospetto questo sensazionalismo, con i fascicoli già pronti e le conclusioni facili proposte sul vassoio. Ma basta poco per rendersi conto che già le scarse rivelazioni saranno un boomerang per gli apologeti a ogni costo. Si vede chiaramente che non ci fu volontà di fermare il treno del 16 ottobre e che gli aiuti furono ben mirati a tutela dei battezzati. Dopo aver detto che ci vorranno anni di studio, ora la soluzione uscirebbe il primo giorno come il coniglio dal cilindro del prestigiatore. Per favore, fate lavorare gli storici». Il riferimento, nemmeno tanto velato del rabbino capo di Roma, è a un articolo de L’Osservatore Romano, scritto dal professore Johan Ickx, direttore dell’archivio storico della sezione per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato vaticana. In questo testo, infatti, lo studioso afferma che le prime carte degli stessi archivi confermerebbero gli aiuti di Pacelli agli ebrei. La discussione è aperta e, per molti aspetti dolorosa.

Il Riformista ha raccolto le considerazioni di esponenti di primo piano dell’ebraismo italiano e internazionale. «Proprio perché sono stati messi a disposizione, dopo decenni, qualsiasi valutazione sul significato dei documenti resi disponibili – dice Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei) – dovrà essere espletata dalla comunità dei ricercatori, alla quale anche il professor Ickx è chiamato a far riferimento prima di rilasciare dichiarazioni conclusive, quanto meno affrettate e di parte». «Quello di cui si sta parlando è un tema per tutti noi fondamentale e profondo, e non si deve prestare ad una strumentale dialettica politica», aggiunge la presidente dell’Ucei.

«Adesso che finalmente si sono aperti gli archivi, con nostra grande soddisfazione visto che lo richiedevamo da tempo, aspettiamo di vedere che cosa gli esperti troveranno in questi archivi», afferma la professoressa Anna Foa, tra i massimi esperti italiani di storia ebraica, studiosa e saggista autrice di numerosi volumi di successo, collaboratrice da dieci anni del quotidiano dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche 24, del portale dell’ebraismo italiano www.moked.it e del mensile Pagine Ebraiche. Lo scorso anno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’ha insignita del titolo di commendatore, tra i più significativi assegnati dal Capo dello Stato a cittadini distintisi per il loro contributo nelle professioni, nella cultura e nella società.