«Raccontare una Napoli sempre più simile a Gomorra fa comodo al Nord, ma è una versione che ha stancato. Parliamo invece di turismo e di cultura cinematografica. Per quanto riguarda la nuova amministrazione mi piacerebbe vedere finalmente i vigili in strada». Il professore Marino Niola analizza Napoli tra stereotipi e realtà.

Professore, a due mesi dalle elezioni che idea ha della nuova amministrazione guidata da Gaetano Manfredi?
«È quasi impossibile dare giudizi, visto che si è insediato da poco però mi sembra che la scelta degli assessori e delle persone da tenere in squadra sia stata la scelta giusta».

Però in Giunta ci sono molte donne, ma pochi giovani.
«In questo momento è più importante che ci siano molte donne che molti giovani, loro arriveranno dopo. Sono contrario ai criteri anagrafici, ci sono persone brave e intelligenti a 30 come a 60 e ci sono cretini di vent’anni».

Cosa pensa dei continui appelli del sindaco al Governo per ricevere risorse?
«Credo sia giusto che lui le chieda. Ho cercato di mettermi nei suoi panni e non avrei mai accettato di fare il sindaco di Napoli senza una sorta di rassicurazione, di patto con il Governo».

Però pare che il Patto per Napoli sia sfumato e che le parti politiche che si erano impegnate a firmarlo siano sparite. Non crede che in questo caso la politica abbia mostrato il suo lato meno credibile?
«No, non credo. Probabilmente la politica deve fare il suo mestiere e non dovrebbe fare proclami. Si vedrà col tempo se poi questo patto verrà onorato o meno, si tratta di questioni che non vengono enunciate, perché una cosa del genere potrebbe suscitare reazioni in alcune parti politiche. Aspettiamo di vedere cosa succederà concretamente».

Sarebbe stato meglio, quindi, non annunciarlo a gran voce?
«No, secondo me non è stato annunciato a gran voce. è stato detto che si sarebbe fatto e sicuramente la questione Napoli verrà affrontata. Qui la garanzia ora è Manfredi, ne va della sua credibilità. È la prima volta dopo quindici anni che abbiamo un sindaco credibile, quindi diamogli il beneficio d’inventario».

Ma oggi Napoli è credibile o passiamo per una città che mendica sempre?
«Credo che il Sud e la nostra città siano molto più credibili di quanto non appaia dai media che vendono un’immagine allarmata e allarmante del Sud che non rende giustizia alle cose. In realtà c’è un Mezzogiorno che fa economia. Basti guardare in quanti settori siamo trainanti, ma questo non appare nelle statistiche ufficiali: c’è uno scarto tra la realtà del Sud e le sue narrazioni. In questo momento è ancora forte la “narrazione Gomorrista”, una narrazione manieristica che ha stancato».

Perché è ancora così radicata questa narrazione di una Napoli specchio di Gomorra?
«In Italia questa immagine giova, conferma dei pregiudizi, degli stereotipi ed è innegabile che il successo di una serie come Gomorra abbia poi portato acqua a questo mulino del giudizio sommario. Questa narrazione resiste perché sta bene a tutti, mette d’accordo tutti, fa pensare al Nord di essere migliore, porta a pensare che il Sud non è guaribile, ma in realtà non è vero niente. Pensiamo anche alla sanità della Campania, durante la pandemia abbiamo retto molto meglio che altrove, molto meglio della Lombardia che sono vent’anni che si pone come modello di efficienza e invece abbiamo visto tutti cosa ha combinato e come si sia coperta di ridicolo. Questo per dire che il Sud funziona a macchia di leopardo, ma bene o male funziona e in questo siamo il doppio concentrato dell’Italia: vista dall’esterno tutti pensano che non possa funzionare e invece funziona».

Eppure siamo in fondo alla classifica delle città italiane per vivibilità, e Le Figaro ha addirittura definito Napoli “terzo mondo d’Europa”.
«Le Figaro ha detto una cosa che dà ragione a quei tifosi che hanno portato lo striscione sugli spalti del Paris Saint- Germain. Le Figaro ha fatto un giornalismo “da zoccole”, come disse Antonio Bassolino a proposito di un altro quotidiano che fece un’operazione simile. Dire che Napoli è una città da terzo mondo innanzitutto non è vero e poi è una banalità, è un luogo comune che c’è da sempre ma qualunque città è nello stesso tempo occidente e terzo mondo. Napoli ha degli aspetti di città avanzata, basta guardare la sua cultura, i film di Sorrentino e all’arte che produce. Questa è un’altra immagine che sta passando di Napoli ed è un’immagine che sta passando anche all’estero e lo prova il turismo che nonostante i servizi giornalistici come quello de Le Figaro continua a cresce in maniera esponenziale. Non è il caso di preoccuparsi più di tanto, quindi, bisognerebbe chiedersi piuttosto quali sono le ragioni che hanno spinto la stampa francese a fare un articolo del genere».

Quali sono secondo lei?
«Per esempio potrebbe essere che questa crescita impetuosa del turismo a Napoli cominci a dare fastidio alle altre città».

Invece cosa pensa del reddito di cittadinanza, alla luce dei dati che riferiscono di un boom di percettori a Napoli e in Campania?
«Bisognerebbe incentivare le occasioni di lavoro e questo lo dicono tutti. La politica, l’economia e la società civile di concerto devono trovare delle soluzioni perché non si può aspettare sempre tutto dalla politica, altrimenti rinnoviamo l’idea di un paese sempre a trazione politica e invece la trazione deve essere politica ed economica. Ci vogliono investimenti e una sinergia di tutte le forze sane della mia città. La politica in realtà non deve essere nemmeno troppo invadente, deve far sì che le energie si liberino».

Finora i simboli della città sono stati il lungomare Caracciolo e una rivoluzione inesistente. Quali potrebbero essere i nuovi?
«L’arte, il paesaggio, il cibo e ne aggiungo un altro: la tecnologia. I napoletani hanno un talento particolare in questo settore. A differenza della vecchia industrializzazione che aveva bisogno di ferro, la tecnologia ha la leggerezza e la liquidità dei cristalli. I napoletani hanno una particolare predisposizione a dialogare con l’immateriale».
La nuova amministrazione, invece, cosa dovrebbe fare per restituire un po’ di fiducia nelle istituzioni ai cittadini?
«Dovrebbe far sentire ai cittadini la sua presenza, anche severa in certi momenti, ma senza essere invadente. Ci vuole una rifondazione delle città e delle abitudini. Mi piacerebbe vedere, per esempio, i vigili urbani in strada. Me lo auguro, perché a Napoli sono un oggetto fantasma, non li vede mai nessuno».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.