Dall’empireo del primo mondo i giornalisti de Le Figaro hanno fatto ricorso alla più abusata metafora per descrivere Napoli: quella di essere una città da terzo mondo. Stereotipo talmente ripetuto da sconfinare nella ovvietà e nella banalità seriale. Se è tutto qui lo sforzo analitico dei redattori del giornale francese non possiamo che mostrarcene delusi. Prima ancora che addolorati. Non offesi. Non ci tange.

Già l’espressione in sé contiene residui colonialistici nella visione del mondo che manifesta ma, soprattutto, stride con il fortissimo legame storico e culturale che lega Napoli alla Francia. Un rapporto che, grazie al lavoro di ambasciatori, consoli, direttori dell’Istituto francese di Napoli presso il Grenoble, ha prodotto iniziative culturali ed artistiche di estremo interesse e carica innovativa. Sia nella ricerca storica e filosofica che nei linguaggi dell’espressività artistica contemporanea la circolazione e la produzione culturale tra Napoli e la Francia è intensa, di mutuo arricchimento, feconda, creativa. Consideriamo pertanto l’angusta lettura de Le Figaro espressione di un punto di vista molto parziale e per nulla rappresentativo dello sguardo e della considerazione rispettosa con cui dalla Francia si guarda a Napoli.

Le parole generose e amichevoli del presidente Macron e della sua consorte, così intimamente connessi con la nostra città, ne sono testimonianza preziosa e mettono al riparo un rapporto che ha molto da dare all’Europa e ai grandi ideali riformisti che devono guidarla fuori dalla crisi drammatica e dalle difficoltà presenti. La Napoli contemporanea è una grande metropoli euromediterranea nella quale sono riscontrabili mali, disagi sociali, croniche arretratezze, disuguaglianze di reddito ed opportunità ma nel contempo livelli alti ed eccellenti in molti campi della produzione, della ricerca scientifica, dei saperi e della conoscenza, dell’immaginario artistico, delle reti della solidarietà sociale e dei legami civili. Nella cultura, nelle arti, nella ricerca scientifica, nell’innovazione tecnologica Napoli è oggi uno dei luoghi più interessanti e stimolanti; attrae e affascina non solo per il suo patrimonio universale di pensiero e storia ma per la vitalità creativa e il talento che alimentano teatro, musica, letteratura, cinema, arti figurative ecc. Napoli è una città attraversata da aspre contraddizioni. I conflitti che la connotano non sono i residui di un passato non più redimibile, di un angolo morto della storia. Sono il cuore delle drammatiche alternative del presente dell’Occidente. In questo senso Napoli come in altri momenti cruciali della sua storia è città-mondo.

Città che anche nei momenti più difficili della sua storia ha saputo parlare al mondo. Dialogare con il mondo. Idee e modelli di sviluppo, modi e forme delle relazioni tra ceti e classi sociali, gerarchie territoriali e di potere sono in discussione. Napoli vive, li attraversa, si rappresenta. Lo fa senza nascondersi e senza nulla occultare della drammaticità della posta in gioco. A volte spietata e senza indulgenze anche con sé stessa. Forse è per questa radicalità popolare e dei sentimenti che respinge le ipocrisie e si fa patria delle inquietudini e città rifugio per gli insoddisfatti del migliore dei mondi possibili dove alberga l’areopago de Le Figaro. Nella narrazione impegna il suo essere la città più filosofica del mondo e l’orgoglio dei grandi pensieri, delle grandi personalità, dei moti storici e civili che l’hanno messa in relazione da protagonista con i punti più alti della civilizzazione europea, dei diritti universali dell’uomo, della libertà e della giustizia. Napoli è uno dei centri di cultura dove si prova a forgiare un nuovo umanesimo. Napoli ha coscienza che non può farcela da sola. Che nessuno si salverà da solo.

È scritto da sempre nella sua lingua, nella sua musica, nelle sue canzoni, nella sua drammaturgia, nella sua cinematografia, nei suoi testi letterari e poetici. C’è molta più Europa qui cari amici corrispondenti. Quella Europa che ha iniziato un cambio di passo per affrontare i drammi della Pandemia. Quell’Europa che ha forse cominciato a comprendere che muri, fili spinati, periferie sterminate, oceani di esclusione, fratture sociali e generazionali non sono terzo mondo ma all’interno del mondo. Viva Napoli e Parigi. Siano esse all’altezza della loro storia, guida verso un mondo che offra a tutti la possibilità di ricercare la felicità.