I 5 Stelle? «A me pare che da tempo siano stelle cadenti». Il valzer dei commissari in Calabria? «È il segno dei tempi. Tempi grami, di dilettanti allo sbaraglio». L’invocazione di un governo di salvezza nazionale contro il Covid 19? «Sarebbe buona cosa se in Italia ci fossero ancora Togliatti, De Gasperi, Moro, Nenni, Berlinguer. Ma di politici di siffatta statura non ne vedo in giro. Un cambio di Governo mi sembra una ipotesi senza sbocco, mentre invece potrebbe essere possibile e anche auspicabile avviare un dibattito tra le forze politiche, e all’interno dei partiti stessi, per valutare la grave situazione italiana e mondiale».

Novantasei primavere di lucidità e coraggio. Emanuele Macaluso, grande vecchio della sinistra, mantiene intatte energia, lucidità, passione politica che l’hanno guidato in tutta la sua lunghissima esperienza politica. Una esperienza che ha attraversato il secolo scorso e si proietta, con articoli e riflessioni che lasciano ancora oggi il segno, ai giorni nostri: la Sicilia dei braccianti, (fu lui a parlare a Portella della Ginestra il Primo maggio del 1948, l’anno dopo la strage mafiosa, e l’anno scorso, a 95 anni è voluto tornare a parlare nel luogo dove la banda di Salvatore Giuliano sparò contro la folla uccidendo 11 persone), Togliatti che lo chiamò a Roma, la Guerra Fredda, la direzione dell’Unità ai tempi di Enrico Berlinguer, una vita assieme a Giorgio Napolitano nella corrente migliorista. Un combattente nato, che non ha mai gettato la spugna. Per questo fa un certo effetto sentirgli dire: «Al tempo del Covid, qui da noi la politica è morta».

Questi sono i giorni della tragicommedia dei commissari per la salute in Calabria, un triste giro di valzer e di scarico di responsabilità. Che idea ti sei fatto in proposito?
A me sembra un segno dei tempi. Tempi in cui anche il senso di responsabilità, il proprio dovere, l’altruismo, sono cose tutte decadute. Un segno dei tempi, di tempi grami, di dilettanti allo sbaraglio alle prese con problemi immensamente più grandi di loro.

Ma questo Governo, anche alla luce di questa triste vicenda della Calabria, si sta rivelando all’altezza del momento drammatico che stiamo vivendo?
Non è all’altezza, ma non ha alternative, o almeno io non le vedo all’orizzonte. Questo è il punto. Non vedo un leader che faccia il Presidente del Consiglio al posto dell’attuale. Non vedo altre coalizioni. La crisi vera è quella della politica.

Dentro questa crisi, si è aperto un dibattito sull’opportunità, oltre che la possibilità, di mettere insieme le forze migliori che la politica oggi “sforna” per dare vita a una sorta di governo di salvezza nazionale, che sappia far prevalere le ragioni dell’unità, di fronte a una crisi pandemica, sulle polemiche di parte. È una ipotesi irrealistica?
Ad aprire questo dibattito è stato, un mese fa, Walter Veltroni con un articolo sul Corriere della Sera che ho trovato interessante. Ma qui ripeto ciò che scrissi a caldo. Veltroni dice cose giuste ma a me pare che parli come se ci fossero ancora Togliatti, De Gasperi, Moro, Nenni, Berlinguer, La Malfa. Oggi quel mondo non c’è più. Guardando ai protagonisti che sono sul campo, gli auspici di Veltroni non sembra possano avere uno sbocco reale e positivo. Questo non significa che non bisogna lavorare per superare il clima politico attuale e i rapporti che ci sono tra le forze politiche, che appaiono lontane non solo nei loro interessi, ma serve operare nella visione stessa della vita politica. L’auspicio di Veltroni di vedere, in questo momento drammatico, il Governo e l’opposizione costruire uno strumento di consultazione e condivisione delle scelte fondamentali, sembra senza sbocco. Quel che, invece, potrebbe essere possibile e auspicabile è avviare un dibattito tra le forze politiche, e all’interno dei partiti stessi, per valutare la situazione italiana e mondiale. A questo fine, bisogna trovare il modo di avviare un confronto pubblico coinvolgendo anche gli strati intellettuali e manageriali che hanno responsabilità sociali, e anche i sindacati. Bisogna cercare una via d’uscita. È ormai evidente che il Governo attuale, con tutta la buona volontà del suo Presidente, non è in grado di guidare l’Italia in ore difficili come queste. Occorre, quindi, una maggiore convergenza di forze diverse, per trovare soluzioni possibili sul piano economico, sociale e anche su come affrontare la pandemia. Mi pare che non vi sia un’azione adeguata al cospetto della crisi. Occorre una maggiore consapevolezza per radunare le forze che possono dare un contributo e maggiore certezza al domani del Paese. In questa ottica, vorrei sollecitare il Pd ad avere un’iniziativa su questo fronte dato che, in questa fase, sembra che amministri solo l’esistente e non costruisca il futuro.

Recentemente tu hai usato una parola molto forte soprattutto perché detta da uno che ha vissuto una vita politica in trincea: la politica è “morta”.
Sì, la politica è morta. Perché al centro di tutto c’è il virus. Non c’è più dibattito politico. Non c’è più un confronto politico. Non c’è più una disputa politica. Guardare i giornali è penoso. Che cosa vuoi fare, questa è la situazione.

Eppure anche in questi tempi grami, un segnale di speranza è venuto. Venuto dall’America, con la vittoria di Joe Biden nelle elezioni presidenziali. Anche uno che sembrava invincibile, come Trump, si può battere.
Si può battere ed è stato battuto. Ma sai, la democrazia americana ha poi momenti di reazione, momenti in cui si ridentifica con se stessa e quindi caccia via tutto quello che non le appartiene.

In Italia diversi analisti politici, guardando al voto americano, hanno sostenuto che Biden ha vinto perché ha mostrato un profilo “moderato”, “centrista”. Eppure se uno legge il programma elettorale dei Democratici americani, sulle grandi questioni strategiche, dal clima all’occupazione, dalla sanità all’istruzione, tutto è meno che “moderato”. Ma allora, Biden è un “centrista” o no?
Biden non è affatto un “centrista”. Semmai si può dire di centrosinistra. Nel senso che è un uomo consapevole che bisognava battere Trump, ossia l’ostacolo fondamentale per un ritorno alla normalità dell’America. E di “moderato” in questo obiettivo, tornare alla normalità, non c’è proprio niente. Io ho molta fiducia in questo presidente. Perché mi sembra un uomo saggio e consapevole delle grandi sfide cha lo attendono.

In Italia non c’è un Biden?
In Italia la crisi della politica è ancora più profonda. Perché, vedi, in America bene o male poi all’ultimo un personaggio è emerso. E questo, bene o male, è avvenuto anche in Francia con Macron. In Italia, bisogna dire la verità, anch’essa segno dei tempi: il meglio resta questo Presidente del Consiglio. Non ha retroterra politico, però è uno che cerca di dare soluzione a certi problemi. Insomma, non ne vedo uno meglio in circolazione. Te lo dico francamente, purtroppo.

Un altro dibattito che impazza è sul rapporto che il Pd dovrebbe instaurare, in prospettiva, con i 5 Stelle. C’è chi auspica un’alleanza strategica perché, è uno degli argomenti portati a supporto di questo auspicio, dentro c’è anche un filone di sinistra.
Oggi nel M5S c’è di tutto e, quindi, c’è anche un pezzo che vuole stare a sinistra o con la sinistra. La “post-ideologia” è sempre stata principalmente per il Movimento. Vero. Ma oggi cosa è davvero il M5S? Chi è capace di definirlo a me sembrerà un genio. Quel Movimento è tutto e niente. Io sono convinto che i 5 Stelle sono ormai “stelle cadenti”. A mio avviso non hanno più un ruolo. Hanno una forte presenza: sono il gruppo parlamentare più forte alla Camera grazie alle vecchie elezioni. Ma oggi sono ridotti al lumicino dal punto di vista politico.

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.