Caro Riformista, in risposta all’editoriale firmato sabato da Ciriaco Viggiano osservo che il governatore De Luca ha lanciato una proposta strategica, cioè un nuovo progetto di governance, per ridisegnare il futuro del trasporto pubblico nella città metropolitana di Napoli. Che senso ha avere, nell’area geografica della città metropolitana di Napoli, tre diverse società che gestiscono il tpl con tre soci diversi? Eav, con socio unico la Regione Campania, Ctp con socio unico la Città metropolitana e poi Anm con socio unico il Comune (attraverso Napoli Holding)?

Questa situazione nasce da una lunga e tortuosa storia, ma oggi non ha alcuna giustificazione teorica. L’obiettivo dovrebbe essere di arrivare a un’azienda unica (il che non vuol dire a un’unica entità legale) con un progetto condiviso tra i diversi enti, dove si valuti in maniera oggettiva quali sono le risorse finanziarie disponibili e si pongano le basi per capire, alla luce di un piano industriale unitario, cosa si può offrire in modo efficiente ai cittadini sulla base di tali risorse. E, se le risorse pubbliche non appaiono in linea con le aspettative dei cittadini, aprire a players internazionali in grado di apportare significativo capitale e know-how.

In questo scenario, alla Regione spetta oggettivamente un ruolo di programmazione e anche quello di socio di maggioranza del nuovo soggetto. Ha senso oggi avere tre metropolitane gestite rispettivamente da Anm, Trenitalia ed Eav? Ha senso oggi avere tre soggetti che operano nella stessa aerea sul trasporto su gomma? Esiste una gara in corso e vedremo i risultati. Tra Eav, Anm e Ctp esiste da anni un rapporto di collaborazione, a livello di aziende, sulla base di un contratto notarile di rete. Non sarebbe il caso di fare un passo in avanti? Non è il caso di elaborare un progetto che preveda magari una holding con soci i diversi enti e poi distinte società controllate dalla holding che gestiscono rispettivamente il ramo ferro (infrastruttura e trasporto), gomma e la rete metropolitana? Oppure un riassetto societario dove i diversi enti partecipano a quattro entità legali rispettivamente per gestire il trasporto ferroviario (infrastruttura e trasporto), metropolitana e gomma?

Dobbiamo aprire una discussione e condividere un progetto. Si tratta di porre fine a uno stillicidio che va avanti da troppi anni, dove a fronte di risorse ordinarie insufficienti (diminuite, per tutti, di quasi un terzo rispetto a dieci anni fa) le diverse società vivono sull’orlo di crisi finanziarie che portano a concordati o fallimenti e offrono un servizio scadente. Si tratta di affrontare in modo serio e strategico un problema che è comune a tutto il Tpl nel Centro-Sud del Paese. Non si tratta di un percorso semplice e breve, ma lungo e complicato, anche dal punto di vista delle necessarie operazioni societarie. Che tuttavia va avviato senza remore. Altrimenti si rischia di continuare a polemizzare invano su chi deve avere un milione in più o in meno dalla torta delle risorse pubbliche destinate al settore trasporto: inutile tirare il lenzuolo da un lato e dall’altro.