Medio Oriente
Israele colpisce terroristi e finanziatori di Hamas. Nel mirino ala operativa, donazioni e criptovalute
Caccia all’uomo e follow the money. Israele non può permettersi di dire cosa sia prioritario. L’impegno delle Israel Defense Forces nell’intercettare i terroristi di Hamas tra Gaza e Cisgiordania e quello per smantellare la rete finanziaria che sostiene la componente operativa hanno la stessa valenza. A quasi un anno dal rilascio degli ultimi ostaggi del 7 ottobre 2023, le Idf proseguono con le operazioni di cattura e annientamento dei singoli autori del pogrom.
L’ultimo, in ordine di tempo, è Saher Nidal Saqr, identificato come uno dei responsabili del rapimento di Noa Argamani e Avinatan Or al Nova festival di tre anni fa. Saqr è stato ucciso a Nuseirat, nella parte centrale della Striscia di Gaza. In questo quadro si inserisce la tragedia personale dell’ambasciatore d’Israele negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, il cui figlio, Neria Leiter, riservista dell’esercito israeliano, è rimasto ferito in modo grave mercoledì scorso, in un attacco contro un check point vicino a Beit Horon, in Cisgiordania, condotto con un’auto da un palestinese.
A loro volta, Ibrahim Abu Shamala, responsabile finanziario dell’ala militare del gruppo terroristico, e Mohammed Abu Alwan, legato alle finanze dell’ala politica, sono i nomi più noti di un gruppo di 16 esponenti legati ad Hamas e attivi sul fronte finanziario, colpiti grazie a un’operazione congiunta Idf-Shin Bet, che però ha dietro le quinte un lungo lavoro di indagine anche del Dipartimento del Tesoro Usa. Il gruppo avrebbe gestito trasferimenti per oltre un miliardo di dollari, utilizzando una rete di decine di cambiavalute in Turchia e nella Striscia di Gaza.
Smascherare la struttura internazionale di finanziamento di Hamas non è una conseguenza del 7 ottobre. Da ben prima Washington e Gerusalemme – e solo in parte con il contributo dei governi europei – lavorano insieme per capire chi finanza Hamas. Sostegno iraniano, donazioni internazionali, organizzazioni caritative di copertura, raccolte online e criptovalute, oltre a un portafoglio internazionale di società e investimenti. Prima del 7 ottobre, Washington stimava quest’ultimo in oltre 500 milioni di dollari, con attività anche in Turchia, Sudan, Algeria ed Emirati. Nel suo National Terrorist Financing Risk Assessment 2026, il Tesoro afferma però che sanzioni e operazioni successive hanno fortemente ridimensionato questa componente. L’Iran continua invece a essere indicato come una fonte di finanziamento statale nell’ordine delle centinaia di milioni di dollari.
C’è poi il circuito delle donazioni. Washington stima che, all’inizio del 2024, Hamas potesse ricevere fino a 10 milioni di dollari al mese attraverso enti caritativi, alcuni controllati dal gruppo o collegati ad esso e altri utilizzati per raccogliere denaro sotto copertura umanitaria. Nel settembre 2026, inoltre, il Dipartimento di Giustizia americano ha annunciato il sequestro di oltre 560mila dollari in criptovalute destinati ad Hamas e l’acquisizione di infrastrutture web utilizzate dalle Brigate al-Qassam per raccolta fondi e reclutamento.
Nella vicenda c’è anche una pagina che riguarda l’Italia. Lo scorso 18 settembre, la Procura di Genova ha chiuso le indagini su Mohammad Hannoun e altri cinque indagati, accusati di aver finanziato direttamente o indirettamente Hamas attraverso associazioni benefiche. L’esclusione di parte della documentazione israeliana incide sul quadro probatorio, mentre resta al vaglio della magistratura italiana l’impianto accusatorio costruito sui flussi finanziari.
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