L’Atletico Madrid ha detto no: rifiutata l’offerta da 150 milioni di euro per Julian Alvarez da parte dei cugini del Real. L’argentino era stato promesso ai blancos dal presidente Florentino Perez, che dopo la conferma alla guida del club spagnolo ha provato a mantenere subito la parola. Ma i colchoneros non ne hanno voluto sapere, hanno rifiutato l’offerta e si sono anche presi gioco della squadra rivale. Non basta una semplice offerta per potersi aggiudicare il cartellino dell’argentino: per liberarlo occorre pagare una clausola da 500 milioni di euro, più del triplo rispetto all’offerta iniziale.

Ma Julian Alvarez non è l’unico calciatore della Liga ad essere legato a clausole proibitive. In altri casi queste arrivano a toccare anche il miliardo di euro, come per Lamine Yamal del Barcellona. In Spagna ciò è praticamente una prassi, poiché nel calcio professionistico iberico ogni calciatore deve avere la possibilità di liberarsi unilateralmente pagando un importo prestabilito, nel rispetto della normativa sul lavoro sportivo. E per rendere ancora più complicata la cessione dei giocatori, spesso i soldi richiesti per liberarli raggiungono cifre esorbitanti.

Le folli clausole spagnole

Come detto, la Spagna rappresenta un caso unico in Europa, poiché oggi le clausole rescissorie sono arrivate ad essere una componente fondamentale dei contratti dei calciatori. Nei campionati europei è un dettaglio che spesso si inserisce all’interno di un contratto, soprattutto quando si tratta di nomi più importanti, mentre in Francia è una pratica addirittura vietata. La Liga rappresenta dunque un esempio unico, e spesso gli importi fissati dai grandi club hanno generato più di qualche polemica. La clausola di 500 milioni fissata per Alvarez è solo l’ultimo caso mediatico, ma la cifra risulta essere perfettamente in linea con le altre del campionato.

Siccome la clausola è obbligatoria, capita che i grandi club la fissino a cifre proibitive per evitare che i giocatori possano essere acquistati con facilità senza negoziare, oppure che paghino quanto debbano per potersi liberare autonomamente. Se, come nel caso di Alvarez, il giocatore viene ritenuto incedibile, una clausola molto alta arriva a rappresentare una tutela ulteriore poiché, in quel caso, il club lo perderebbe solamente dinanzi a un’offerta ritenuta irrinunciabile.

Il sistema

La folle clausola di Julian Alvarez non è nemmeno tra le più alte in Spagna, poiché quelle di Lamine Yamal e Vinicius arrivano a un miliardo di euro. Il sistema delle clausole rescissorie è stato introdotto negli anni ’80 con il Regio Decreto 1006/1985, ma nel tempo i club hanno capito come sfruttarlo a loro vantaggio. Inizialmente le clausole erano fissate a prezzi ragionevoli e consentivano ai giocatori di poter cambiare squadra senza danneggiare economicamente la società, ma in poco presto sono arrivate ad avere prezzi stellari per bloccare i giocatori più forti.

Non funziona così solo in Liga, ma anche nelle categorie inferiori dove i mezzi sono più limitati. Ciò è diventato in Spagna oggetto di discussione, e chi si occupa di diritto sportivo parla di “clausole abusive“, come riportato da Marca, che denuncia il sistema che penalizza i giocatori e va contro la sua stessa natura: secondo l’articolo 13, il calciatore può cessare il contratto unilateralmente e l’articolo 16 aggiunge che il club ha diritto a un indennizzo per questo caso. Ora, però, nessuno può liberarsi unilateralmente, poiché la somma da versare è così alta da rappresentare un ostacolo insuperabile.