Lo sottolinea bene Enrico Costa, deputato e responsabile giustizia di Azione: “A gennaio il segretario Udc Lorenzo Cesa fu indagato e perquisito per associazione per delinquere aggravata dalla mafia. Giornali con notizia in prima pagina. Interventi sulla stampa dei Pm. Dimissioni. Ora la sua posizione è stralciata: sui principali quotidiani neanche una riga”.

A fare da contraltare infatti ai titoloni dei giornali sull’indagine che aveva visto coinvolto Cesa, sbattuto in prima pagina come se fosse già colpevole e con ampio risalto all’accusa, rappresentata dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, c’è il silenzio sullo stralcio della sua posizione.

L’indagine ‘Basso Profilo’ aveva avuto non poche ripercussioni politiche: Cesa si era dimesso da segretario dell’Udc nel pieno della crisi del governo Conte bis, quando l’allora premier e la sua maggioranza erano in ‘trattativa’ proprio con i centristi per allargare il perimetro della maggioranza per sostituire i renziani di Italia Viva.

A Cesa il gip di Catanzaro Alfredo Ferraro contestava i reati di associazione per delinquere aggravata al fine di commettere altri reati come corruzione, abuso d’ufficio e turbativa d’asta. Ma Cesa non c’è tra i nomi dei 78 indagati per i quali è stata avanzata dalla Procura di Gratteri la richiesta di rinvio a giudizio: rispetto alle 85 persone coinvolte nell’avviso di conclusione delle indagini sono infatti 78 quelle per le quali è stato chiesto il processo.

E l’ex segretario dell’Udc può giustamente ritenersi soddisfatto: “Da credente ringrazio Dio. Questa vicenda – ha detto – mi ha creato un grande dolore. A mio figlio, quando il Covid mi ha costretto al ricovero, ho detto che se mi fosse capitato qualcosa di grave avrebbe dovuto difendermi fino in fondo, perché con questa storia non avevo nulla a che vedere. E oggi sono soddisfatto dall’esclusione del mio nome dalla richiesta di rinvio a giudizio. E un motivo di grande soddisfazione”.

Parlando con l’AdnKronos ha aggiunto: “Finire la mia vita politica infangato come persone legata alla ‘ndrangheta sarebbe stato triste, sono molto contento. Evidentemente i magistrati hanno letto meglio le carte, assumendo questa decisione per me vitale dal punto di vista morale, per la mia famiglia, innanzitutto, e anche per quello che rappresento per questa piccola comunità che è l’Udc. Fin dall’inizio – ha concluso Cesa – mi sono dichiarato estraneo a questa vicenda, ero coinvolto in qualcosa che non mi apparteneva. Io ho sempre avuto la massima attenzione ogni volta che sono venuto in Calabria, così come in altri luoghi. Il mondo della ‘ndrangheta l’ho sempre contrastato”.

A cinque mesi dall’inchiesta della DDA di Catanzaro, che aveva ipotizzato favori di Cesa all’imprenditore Gallo e ai suoi presunti amici ‘ndranghetisti, salta quindi la richiesta di rinvio a giudizio della stessa Procura di Gratteri. Una mossa che dimostra come le accuse nei confronti dell’ex segretario Udc fossero inconsistenti già al momento delle indagini preliminari.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia